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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Ambiente&Clima

Dalle zuppe pronte ai salumi: ecco i cibi trasformati che fanno male (anche) all'ambiente

Secondo uno studio pubblicato su Lancet gli alimenti "ultra-processati" sono nemici del clima, oltre che della dieta. In cima alla lista nera: salsicce, bibite gasate e cibi precotti

Che facessero male alla salute, aumentando il rischio di obesità e malattie cardiovascolari, era noto da tempo. Uno studio dimostra oggi l'impatto negativo dei cibi ultra-processati anche sull'ambiente e sul clima. La ricerca è frutto di un lavoro coordinato tra diverse univerità, tra cui la City University of London e l'Università di San Paolo.

La pubblicazione, apparsa sulla rivista The Lancet Planetary Health, riguarda i cambiamenti alimentari in Brasile, tra il 1985 ed il 2018. Si tratta di un periodo lungo e di un'area particolarmente estesa per uno studio, che ha così potuto fornire dati affidabili e dettagliati, dimostrando come le trasformazioni nella dieta di un Paese possano influenzare il suo contributo al cambiamento climatico. Nell'arco di trent'anni, la transizione del Brasile verso il consumo di alimenti ultra-lavorati dimostra un incremento di emissioni di gas serra ed un impatto negativo sia sull'impronta idrica che su quella ecologica. La deforestazione che ha colpito l'Amazzonia ne è il fenomeno più evidente.

La classificazione dei cibi

I ricercatori hanno adottato la classificazione NOVA, che si concentra sugli aspetti della lavorazione e della trasformazione del cibo, anziché sui valori nutrizionali. Il calcolo valuta l'impatto ambientale degli acquisti alimentari per 1.000 calorie (kcal) consumate di ciascuna tipologia. Gli alimenti si distinguono in quattro gruppi: quelli scarsamente lavorati (come cibi freschi, frutta e verdura), gli ingredienti culinari lavorati (come sale, farina, miele, burro), alimenti processati (come pane, verdure, carne o pesce in scatola o cibi precotti), infine i cibi ultra-processati. Questi ultimi includono generi alimentari industriali con aggiunta di additivi come stabilizzanti e conservanti. Tra gli esempi principali, figurano alimenti “ricostituiti”, come salsicce e salumi, piatti pronti industriali, margarine, bibite gasate e altri alimenti contenenti dolcificanti e aromi. Mentre il consumo delle prime due categorie è diminuito nel tempo, le abitudini alimentari brasiliane si sono indirizzate sempre più verso il consumo di cibi che richiedono maggiori lavorazioni.

Le conseguenze sul clima

I gas serra sono aumentati del 21% per ogni 1.000 calorie consumate. Mentre l'impronta idrica ha avuto un aumento del 22%, quella ecologica è è arrivata al 17% in più. “I sistemi alimentari sono responsabili di un terzo delle emissioni globali di gas serra, eppure, allo stesso tempo, soffrono degli impatti climatici che essi stessi contribuiscono a causare", spiega Jacqueline Tereza da Silva, nutrizionista e prima autrice dello studio. La dottoressa del dipartimento di medicina preventiva dell'Università di San Paolo evidenzia che : “Per la nostra salute e sostenibilità, gli alimenti ultra-processati sono già un problema enorme e crescente”.

La questione non è legata solamente alla responsabilità dei singoli, ma investe le scelte e le politiche dei Paesi e della filiera alimentare. “I nostri risultati suggeriscono che le malattie legate alla dieta e il cambiamento climatico condividono le stesse cause e devono quindi essere affrontati contemporaneamente”, suggerisce Christian Reynolds, coautore dello studio e docente presso il Centre for Food Policy della City University of London. Tra gli strumenti utili, il professore cita interventi fiscali come tasse o sussidi, una regolamentazione della pubblicità ed una migliore etichettatura del cibo. Questi gli ingredienti della strategia per un menu più salutare, per gli esseri umani come per l' ambiente.

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