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Domenica, 29 Maggio 2022
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“Portiamo il metodo Montessori nei campi per aiutare anziani e disabili”

La fattoria didattica “L'asino che ride”, sulle colline marchigiane, realizza laboratori per migliorare l'autostima, mangiare in modo consapevole e stimolare i sensi

Il cibo come tramite di sensazioni, educazione e sviluppo di capacità. È questo il ruolo che gli ha attribuito la fattoria didattica L'asino che ride, che nelle Marche organizza attività didattiche per anziani, bambini, disabili e persone con fragilità psico-fisiche, facendole entrare in contatto con il mondo agricolo e con i luoghi da cui proviene gran parte di ciò che mangiamo. La fattoria si trova sulle colline del Parco regionale del Conero ed è stata fondata nel 2017 da Paola Fattorini e dal marito Giacomo Lucarini, recuperando un'antica casa colonica.

Uno dei focus principali riguarda gli adulti ultra-sessantenni, che si suppone siano già “educati” all'alimentazione. Un assunto che spesso non corrisponde al vero. “Dopo i 50 tendiamo ad essere più golosi e curiosi e corriamo maggiori rischi”, sottolinea Paola, che precisa: “Dobbiamo stare attenti a far conoscere prodotti in grado di migliorare l'alimentazione e segnalare quali comportamenti vanno adottati in rapporto all'età”. Nel corso dei laboratori c'è un confronto sull'atteggiamento verso il cibo e vengono condivise riflessioni per vivere in modo salutare. “I nostri incontri riguardano l'educazione ai cosiddetti cibi salvavita, come le erbe spontanee e di campo o le erbe aromatiche, che arricchiscono i piatti sia nel sapore che nella nutrizione”.

Altri consigli riguardano l'utilizzo del granoturco antico, che ha proprietà specifiche per migliorare la digestione, o l'inserimento nella dieta di ingredienti che non fanno parte della tradizione culinaria locale, ma che sono adatte ai regimi alimentari per quella fascia d'età, come il topinambur, le rape rosse o la quinoa. “Durante i laboratori cerchiamo quasi sempre di abbinare piatti della tradizione locale ai momenti di educazione alimentare. Ad esempio, abbiamo preparato un piatto come lo stoccafisso, che era tipico dei pasti dopo i funerali, riproponendo quella che era la dieta del contadino-pescatore: una cultura che unisce alle verdure i pesci semplici, come molluschi e seppie, che arricchiscono un piatto di proteine e valori nutrizionali, senza appesantire”.

Diverso invece il lavoro con gli over 80, provenienti da case di riposo, accompagnati in fattoria da personale qualificato. Nel loro caso gli incontri sono lo strumento per attivare a livello psicofisico persone altrimenti poco dinamiche, per ragioni di età o per acciacchi del corpo. “Con loro ci mettiamo a sgranare le pannocchie di mais o a dividere i semi, a travasare o a creare mazzetti d'aglio. Sono azioni semplici, ma che attivano capacità di concentrazione e mobilità, arrecando grande soddisfazione, sia agli anziani che ai disabili" spiega Paola. Proprio le persone con disabilità sono l'altro gruppo target cui si rivolge la fattoria, realizzando progetti in collaborazione con l'associazione Orizzonte autonomia di Camerano. Di rilievo anche il partenariato con l'Istituto nazionale di ricovero e cura degli anziani (Inrca) delle Marche, che valuta i benefici acquisiti dai soggetti duranti gli incontri, garantendo un monitoraggio scientifico del progetto.

Oltre agli incontri con le persone di età avanzata, la fattoria realizza attività agricole rivolte a ragazzi o adulti con fragilità psico-fisiche. Un altro tassello di un percorso del tutto peculiare, dato che Paola ed il marito non provengono da un'esperienza di produzione agricola convenzionale. Dopo aver lavorato oltre 40 anni all'Università, hanno acquistato la proprietà nel Conero, attivandosi subito per creare una realtà alternativa. “Sin dall'inizio volevamo fare qualcosa nel sociale e abbiamo deciso di aiutare i ragazzi con spettro autistico. È un'esperienza significativa anche per noi, molto difficile, ma dove abbiamo ottenuto piccoli miracoli nei risultati”, racconta. In collaborazione con l'associazione “Ragazzi oltre l'autismo” ed il Centro diurno San Germano, sono stati intrapresi microprogetti per stimolare le capacità dei beneficiari, in particolare l'attitudine a lavorare in gruppo. Tra le coltivazioni utilizzate ci sono lo zafferano e il cece nero.

Piantando i bulbi, come sottolinea Paola, si crea attenzione al lavoro, e si aiuta a far crescere l'autostima, ma bisogna sempre far attenzione che le mansioni siano rapportate alle potenzialità, con idonee istruzioni. “Durante i corsi di aggiornamento ci siamo resi conto di come le attività semplici e banali siano fondamentali” evidenzia la responsabile della fattoria, che prosegue: “Anche un agricoltore può migliorare la vita di soggetti fragili con le sue capacità e con gli spazi di cui dispone. Realizzate nella natura, molte attività possono stimolare i sensi, come tatto e olfatto, in target specifici”. Un focus particolare riguarda l'approccio, essendo fondamentale capire come rivolgersi e comunicare con i beneficiari, in particolare con le persone diversamente abili. “La raccolta dei pistilli di zafferano, operazione molto delicata, risulta per loro complessa, ma l'entusiasmo che genera è tale che riescono a realizzare i loro mucchietti di zafferano da essiccare”. Paola rivela che dopo i loro percorsi, alcuni ragazzi sono stati poi inseriti a lavorare in supermercati o ristoranti, dato che la loro potenzialità era stata valutata positivamente.

Molte iniziative della fattoria rientrano in un progetto più vasto di agricoltura sociale, esteso su tutta la regione Marche, che coinvolge in totale sei aziende del territorio. Tramite la fattoria didattica si organizzano percorsi educativi destinati all'infanzia, che partono dai 3 anni in su, ai quali si insegna ad esempio il contatto con gli animali, l'importanza di evitare sprechi e di nutrire altri esseri viventi. Tra i partenariati, c'è quello con la Fondazione Chiaravalle Montessori, dato che un fil rouge che accomuna tutti i partner del progetto è proprio quello del pensiero montessoriano, applicabile a tutte le categorie, non solo ai piccoli. Secondo Paola, un approccio come quello utilizzato nella sua fattoria può apportare dei benefici soprattutto alle nuove generazioni, spesso distanti dal mondo agricolo. “Questi progetti sono importanti per i giovani agricoltori, perché possono affiancare ad una normale attività di coltivazione o allevamento delle iniziative alternative, che generano un piccolo sostegno al reddito e un grande benessere sociale al tempo stesso”, conclude Paola.

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