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Martedì, 17 Maggio 2022
Ambiente&Clima

Guerra in Ucraina, l'Italia rinuncia agli obiettivi green per produrre più cibo

Il ministro dell'Agricoltura chiede all'Ue di sospendere la Pac, per coltivare mais e grano su pascoli e aree boschive e far fronte all'aumento dei prezzi causato dall'invasione

La crisi ucraina sta dando l'opportunità all'Italia di cambiare le regole del gioco e rinunciare agli obiettivi verdi stabiliti dall'Unione europea. Lotta ai cambiamenti climatici, alla siccità e al degrado del suolo non sono più delle priorità. Lo è la sicurezza alimentare e il potenziamento della filiera made in Italy. Quindi produrre, produrre, produrre. Questa la visione espressa da vari esponenti del governo italiano, che ha chiesto di adeguare la Politica agricola comune (Pac), compreso un vero e proprio rinvio di alcune misure e una riduzione delle ambizioni verdi dell'Ue. A scatenare i ripensamenti, ci sono le insicurezze legate alla guerra in Ucraina, che ha scatenato un effetto domino sui mercati internazionali. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, nei settori dei cereali e oli vegetali i prezzi stanno raggiungendo livelli record. Questo terremoto dei prezzi sta stravolgendo le relazioni import/export a livello mondiale.

Per modificare il suo percorso all'interno della Pac, l'Italia deve passare dal Piano strategico nazionale, lo strumento di cui ciascuno Stato membro è tenuto a dotarsi per perseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni e per favorire un'agricoltura più attenta all'ambiente, in base alle sue caratteristiche strutturali e di filiera. La data limite per presentare le proposte è scaduta il 31 dicembre, ma il nostro Ministero per le Politiche agricole intende cambiare le carte in tavola a partita già iniziata. "Non si tratta di modificare certe decisioni prese nella Pac, che sono sacrosante, ma di sospenderle", ha spiegato il ministro dell'Agricoltura italiano Stefano Patuanelli. Il punto centrale che spaventa l'Italia riguarda l'accordo, che era stato raggiunto da tutti i Paesi membri, di ridurre la produzione agricola europea, per favorire il riposo e la rigenerazione dei suoli, ampliare le aree dedicate al biologico (già di per sé meno produttive) e variare le coltivazioni, per non stressare i terreni con le monoculture.

Rinunciare alla rotazione delle colture e importare cibo Ogm

Nel corso di un'audizione in Parlamento, il ministro ha dichiarato di essere a favore dell'idea di posticipare l'entrata in vigore proprio di questa tipologia di misure, introdotte dalla Pac e in raccordo con la strategia Farm to fork, volte a limitare la produzione agricola. Il governo intende anche aumentare la percentuale dei pagamenti accoppiati per le proteine vegetali e i cereali, produzioni strategiche per le quali però l'Ue non è autosufficiente. A questo proposito, Gianmarco Centinaio, esponente della Lega Nord e sottosegretario al ministero delle politiche agricole, ha dichiarato in un'intervista a Today: "A brevissimo termine, stiamo lavorando su un doppio binario per sbloccare le situazioni più critiche del mais e del grano. Quanto al primo, siamo ancora in tempo per aggiungere un milione di ettari di campi alla semina primaverile e salvare, con la produzione italiana, una parte delle carenze di approvvigionamenti dall’estero”. Il sottosegretario ha aggiunto: “Per farlo, chiederemo all’Europa di svincolare in emergenza quei terreni dall’obbligo di rotazione delle colture previsto dalla Pac, che attualmente limitano la semina del mais”.

Il fantasma della crisi alimentare spinge, però, a scelte ancora più radicali, lontane anche dalla scelte dei consumatori italiani, sempre più attenti a cibi sani e prodotti in maniera sostenibile. Secondo Centinaio “dobbiamo consentire le importazioni anche dai Paesi che fanno uso di fitofarmaci in quantità superiori alle nostre come l’Argentina o che coltivano Ogm come gli Stati Uniti”. A giustificare questa opzione, che molti contadini e cittadini italiani reputano dannosa, ci sarebbe il rischio “di non sapere più cosa dare da mangiare agli animali”. Altra misura riguarda le superfici messe a riposo e tutti i pascoli, anche se parzialmente occupati da vegetazione arbustiva spontanea. Patuanelli ritiene necessario consentire l'utilizzo a fini produttivi anche di queste aree. Un passo indietro rispetto agli impegni assunti solo pochi mesi fa. Sempre al fine di aumentare la produttività agroalimentare, il governo sta anche valutando la possibilità di eliminare il vincolo di legge sull'aumento delle superfici irrigue. Patuanelli vorrebbe introdurre un nuovo sussidio statale per tutti i terreni agricoli in modo tale da ammortizzare l'aumento dei costi di produzione. Per finanziarlo il ministro avrebbe chiesto all'Ue di attivare un regime di aiuti straordinari, così come era avvenuto sul modello dell'emergenza Covid per autorizzare aiuti di Stato in deroga, tali da creare una rete di sicurezza per gli agricoltori in caso di crisi di mercato.

Le aperture dell'Ue

La Commissione europea intanto vacilla. In questi giorni ci sono stati segnali discordanti. Il commissario Frans Timmermans, responsabile del Green Deal (il patto europeo per l'ambiente) respinge fermamente l'ipotesi di rinunciare agli obiettivi verdi. Suggerisce invece di cercare proprio nella Farm to fork le soluzioni per spezzare la dipendenza, ad esempio, dai fertilizzanti russi. Dall'ufficio del commissario all'agricoltura Janus Wojciechowski arrivano invece segnali di apertura alle ipotesi delineate dall'Italia. Nel corso del Forum sul futuro dell'agricoltura, tenutosi a Bruxelles, Maciej Golubiewski, capo di gabinetto del commissario, ha dichiarato: “Il conflitto in Ucraina ci mette in difficoltà sulle derrate alimentari, in particolare per il mais, di cui ne importiamo una grande quantità, ma non intendiamo ripudiare gli obiettivi della strategia Farm to Fork”. Ha poi aggiunto: “Stiamo discutendo se usare la riserva di crisi e gli stock, perché dobbiamo conservare la nostra capacità produttiva. In ogni caso, tenuto conto di una possibile scarsità sul breve termine, la strategia ci permette una certa flessibilità”.

E proprio da queste affermazioni si apre uno spiraglio per l'Italia. Golubiewski ha chiarito in questi termini: “Due milioni di ettari potrebbero essere utilizzati per piantare proteine vegetali. Bisogna conservare la prospettiva sugli obiettivi climatici, ma alcuni aggiustamenti potrebbero esserci, affinché le scelte siano resilienti sul lungo termine”. In relazione al sostegno alle imprese agricole, il capo di gabinetto ha spiegato che stanno valutando “la possibilità di aiuti pubblici per gli agricoltori al fine di sostenere questo maggiore sforzo produttivo, nonché i costi maggiori dovuti al prezzo dell'energia, che sta di certo impattando enormemente il settore agroalimentare”. L'Ue sembrerebbe disposta a mettere da parte la crisi ambientale a fronte della sicurezza alimentare, ma sul lungo periodo i due problemi potrebbe incrociarsi. In modo drammatico.

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