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Giovedì, 1 Dicembre 2022
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Braccio di ferro sugli Ogm: “La Commissione li autorizza senza il nostro consenso”

Lo afferma il Parlamento europeo riguardo un progetto per consentire la vendita di prodotti a base di mais geneticamente modificato e commercializzati da una società statunitense

La Commissione continua ad autorizzare l'uso di Ogm nonostante il parere contrario degli Stati membri e del Parlamento. L'accusa arriva come una ghigliottina e senza mezzi termini dagli stessi eurodeputati, che parlano in una risoluzione di “mancanza di democrazia” da parte dell'esecutivo dell'Unione europea. La contesa riguarda l'autorizzazione per commercializzare nel territorio Ue dei prodotti a base di varietà di mais geneticamente modificate, resistenti agli erbicidi, sulla base ad un progetto esecutivo elaborato da Bruxelles.

Non si tratterebbe della prima volta, sottolineano gli eletti europei, in cui i commissari aggirano le norme vigenti sugli Ogm, in barba sia alle scelte adottate da diversi Paesi, che agli avvisi dell'Autorità sulla salute alimentare (Efsa) nonché a svariati studi scientifici. Ad avvantaggiarsi, in tal caso, sarebbe la società Pioneer Overseas Corporation, con sede in Belgio, che agisce sul territorio europeo per conto della Pioneer Hi-Bred International, Inc. con sede negli Stati Uniti.

Le origini del caso

Le accuse degli eurodeputati scaturiscono da una domanda, presentata dall'azienda statunitense nel 2018, “per l'immissione in commercio di alimenti, ingredienti alimentari e mangimi contenenti, costituiti da o prodotti a partire da mais geneticamente modificato DP4114 × MON 810 × MIR604 × NK603”. Alcune “sottocombinazioni” di piante, ricorda il Parlamento, erano già state autorizzate dalla Commissione nel 2018. Si tratta nello specifico di un mais che “conferisce tolleranza a due erbicidi (glufosinato e glifosato) e produce cinque proteine insetticide ("tossine Bt"). Proprio la prima caratteristica, si legge nella relazione, desta le principali preoccupazioni dato che una serie di studi dimostra che le colture geneticamente modificate (Gm), essendo tolleranti ai pesticidi “comportano un maggiore utilizzo di erbicidi complementari”, in gran parte a causa dell'emergere di erbe infestanti che meglio resistono ai prodotti chimici in questione.

Glifosato e glufosinato

Di conseguenza, si legge nella risoluzione parlamentare, “ci si deve aspettare che il mais Gm sia esposto a dosi più elevate e ripetute di erbicidi a base di glifosato e glufosinato”. Risulterebbero maggiori nei raccolti anche i residui di queste sostanze e dei loro prodotti di degradazione, noti come "metaboliti". Il glufosinato, in particolare, è classificato come tossico per la riproduzione e pertanto soddisfa i "criteri di esclusione" stabiliti nel regolamento del Consiglio. L'approvazione di questo prodotto per l'uso nell'Unione risulta inoltre scaduta nel luglio 2018. Nel 2015 inoltre l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per l'uomo”, con numerosi altri studi scientifici recenti che confermano questa potenziale connessione con i tumori.

Tossine sul tessuto vegetale

Altro punto centrale riguarda le “tossine Bt”. I deputati sottolineano che gli studi tossicologici esistenti hanno “poco significato”, dato che “le tossine Bt presenti nelle colture geneticamente modificate come mais, cotone e soia, sono intrinsecamente più tossiche rispetto alle tossine Bt isolate” su cui vengono di norma effettuati gli studi. Ad incidere sono alcuni elementi presenti nel tessuto vegetale che possono appunto incrementarne la nocività “ritardandone la degradazione”. Infine, la relazione ricorda come secondo uno studio pubblicato nel 2020, il Roundup, uno degli erbicidi a base di glifosato più utilizzati al mondo, creato originariamente dalla Monsanto e oggi in commercio tramite la tedesca Bayer, “può innescare una perdita di biodiversità, rendendo gli ecosistemi più vulnerabili all'inquinamento e al cambiamento climatico”.

Problemi di democrazia

Nonostante tali considerazioni, evidenzia la relazione, le decisioni di autorizzazione degli Ogm continuano ad essere adottate dalla Commissione senza una maggioranza qualificata di Stati membri a favore. Mentre dovrebbe trattarsi di un'eccezione, ricordato i deputati, questa prassi “è diventata la norma per le decisioni sulle autorizzazioni degli alimenti e dei mangimi geneticamente modificati”. Il Parlamento ha inoltre ricordato le decine di risoluzioni che in varie legislature si oppongono all'immissione in commercio di questi prodotti, evocando la mancanza di rispetto del principio di precauzione nel processo di autorizzazione. Dopo numerose e dettagliate premesse, gli eletti concludono sostenendo che l'operato del governo “ecceda le competenze di esecuzione previste dalla normativa Ue”, reputando il progetto non conforme al diritto dell'Unione e invitando infine l'esecutivo a “non autorizzare l'importazione di colture Gm tolleranti agli erbicidi”, a causa dei maggiori rischi per la biodiversità, la sicurezza alimentare e la salute dei lavoratori.

Progetti futuri

La risoluzione si inserisce in una nuova fase del dibattito sugli Ogm, che riguarda oggi il genoma editing. Si tratta di una innovativa tecnica che determina un “potenziamento” di elementi genetici già presenti nelle piante, presentato da diverse lobby agricole, politici e ricercatori come un punto di svolta per ottenere colture più resistenti ai cambiamenti climatici e maggiormente produttive. Il governo europeo vorrebbe sottrarsi alle stringenti maglie esistenti nell'Ue sugli Ogm, facendoli considerare una tipologia distinta, al fine di lasciare campo libero alle sperimentazioni basate su questa metodologia, per ora limitate ai laboratori di vari enti di ricerca europei, Italia inclusa. Dubbi e timori su queste tecniche continuano invece ad aleggiare tra contadini, ambientalisti e comuni cittadini. E, a quanto pare, tra gli stessi deputati europei.

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