Sabato, 18 Settembre 2021
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Dopo il divieto del consumo la Cina vuole eliminare del tutto il commercio di animali selvatici

La vendita è ancora legale a scopi di ricerca o per la medicina tradizionale, ma ora le autorità stanno dando incentivi agli allevatori per cambiare tipo di attività

Un pangolino - Foto archivio Ansa EPA/MAK REMISSA

La Cina sta provando a eliminare del tutto dal Paese il commercio di animali selvatici, allo scopo di ridurre il rischio di future pandemie di coronavirus.

Incentivi a cambiare attività

Le autorità di Pechino hanno già vietato il consumo di questi animali, così come quello di cani e gatti, e ora in alcune provincie del paese ci si sta spingendo anche oltre. Agli agricoltori vengono offerte compensazioni in denaro affinché smettano di allevare bestie esotiche. Le province di Hunan e Jiangxi hanno istituito piani di risarcimento per convincere gli allevatori a cambiare attività o a produrre tè e medicinali a base di erbe. Il settore, secondo i media del paese, varrebbe circa 1,6 miliardi di yuan, 225 milioni di dollari. Le autorità si offrono di pagare 120 yuan (16 dollari) per ogni chilogrammo di cobrao serpente a sonagli, mentre un chilogrammo di ratto del bambù vale 75 yuan. Un gatto civetta, o zibetto, l'animale che si ritiene sia stato all'origine del focolaio di Sars quasi 20 anni fa, è valutato 600 yuan.

Ricerca e medicina tradizionale

Nonostante la vendita di animali selvatici per l'alimentazione è stata vietata per il rischio di diffusione di malattie nell'uomo come il Covid-19, il commercio rimane legale per altri scopi, tra cui la ricerca e la medicina tradizionale.

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