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Martedì, 17 Maggio 2022
Ambiente&Clima

"Latte d'avena e carne sintetica non sono una soluzione e consumano più degli allevamenti"

Lo afferma Wilhelm Windisch, professore universitario tedesco, che punta il dito contro quelli che ritiene gli sprechi dei vegani e difende a spada tratta l'efficienza degli allevamenti

Se la prende col latte d'avena e reputa folle la produzione di carne sintetica, elogiando invece l'efficienza degli allevamenti e sacralizzando la mucca. Questa in sintesi la posizione di Wilhelm Windisch, professore di Nutrizione animale presso la facoltà di scienze agrarie dell'Università tecnica di Monaco-Weihenstephan. Il quotidiano Frankfurter Allgemeine lo ha intervistato sulle nuove tendenze alimentari, in particolare a proposito delle alternative vegane ad alimenti di origine animale. Ne emerge un quadro certamente di parte, visto il ruolo accademico del professore, ma che offre interessanti spunti di riflessione sui cicli di produzione alimentare.

Latte vegetale povero di proteine

A proposito del latte d'avena, il professore, pur ammettendo che ha un gusto ed un colore corretto, afferma: “In realtà non ha nulla a che fare con il latte. Contiene molte meno proteine ed è un prodotto finale della produzione alimentare”, precisando inoltre che il latte vaccino "invece, è un prodotto primario della zootecnia che può essere trasformato in formaggio, yogurt e molti altri alimenti”. Il docente esclude inoltre che i sostituti vegetali siano una soluzione alla crisi climatica o al problema della nutrizione globale, dichiarando: “Se sostituisci il latte con quello di avena, aumenti il consumo di biomassa vegana a scapito degli animali”, questo perché “le mucche mangiano idealmente erba e residui della produzione di alimenti a base vegetale”. Secondo Windisch eliminando l'allevamento del bestiame, considerato il secondo ciclo di agricoltura dopo la semina, bisognerebbe aumentare in modo massiccio la produzione di stampo vegetale per compensare. Conclusione: “i trattori devono guidare di più attraverso i campi, è necessario applicare più fertilizzanti azotati e le emissioni di CO2 aumentano”.

L'efficienza dei ruminanti

A sostegno delle sue teorie, il professore si è addentrato in questioni relative alla biologia e alle ragioni per cui i bovini si sono imposti nel tempo come razza ideale per l'allevamento. “I ruminanti... sopravvivono in aree in cui molti altri animali non riescono a trovare cibo” dice il docente, precisando: “La mucca non mangia affatto l'erba. Piuttosto, nutre i suoi microbi ruminali con l'erba e mangia ciò che i microbi ne fanno: prodotti di degradazione utilizzabili come fonte di energia e gli stessi microrganismi come proteine di alta qualità”.

Un altro nodo centrale riguarda il nutrimento del bestiame. Come sta emergendo in questo periodo in seguito al conflitto in Ucraina, gran parte degli allevamenti intensivi europei, inclusi gli italiani, dipendono dall'importazione di mangimi da Paesi extra-Ue. Si tratta di mais o soia, ad esempio, prodotte appositamente per alimentare mucche, galline e maiali, le cui coltivazioni spesso causano massicce deforestazioni. Windisch reputa che si potrebbe ricavare molto più mangime direttamente dal pascolo e dai residui di altre coltivazioni, sfruttando non solo la paglia, ma anche ciò che avanza dalla trasformazione del grano in farina e dall'estrazione dell'olio dalla colza. “Se ne approfittiamo appieno, possiamo facilmente mantenere i due terzi della nostra attuale produzione di latte senza dover coltivare o importare mangimi extra”, sostiene l'accademico.

Critiche agli alimenti integrali

Windisch arriva a contestare anche i benefici degli alimenti integrali, come pane, pasta e riso. “La fibra alimentare, per la quale la farina integrale è sempre così lodata, posso ottenerla molto meglio dalle verdure. Quindi posso dare la crusca agli animali e guadagnare calorie extra. Dai alla bestia ciò che è della bestia!” afferma convinto il docente. Sempre a proposito della crusca, Windisch ricorda che “contiene tre quarti del fosforo che veniva prelevato dal campo durante la mietitura del grano”. Mangiando la crusca negli alimenti integrali, anziché utilizzarla come mangime, si ridurrebbe il fosforo necessario alle coltivazioni. “L'allevamento del bestiame assicura che questo fosforo venga restituito al campo attraverso il letame della stalla” dichiara Windisch, sottolineando che molti campi nella Germania nord-orientale dove manca il bestiame sono privi di fosforo. Senza la zootecnia, prevede, i raccolti diminuiranno.

Metano e clima

Rispetto ai danni al clima provocati dal metano, Windisch sostiene che l'agricoltura sia in grado di assorbire le sue stesse emissioni tramite i cosiddetti “pozzi di Co2” che sequestrano carbonio nei campi. Il professore rivendica per le mucche anche un ruolo essenziale nell'agricoltura biologica, per poter recuperare dal loro letame gli elementi necessari per la fertilità del suolo, senza dover ricorrere a prodotti chimici. A tal proposito, Windisch si dice scettico rispetto all'iniziativa dell'Ue di mettere da parte gli obiettivi di espansione dell'agricoltura biologica a causa della guerra in Ucraina e alla minaccia di scarsità di cibo. Lo scienziato reputa le rese di un'azienda biologica esemplare non tanto più basse rispetto a quelle di un'ottima azienda convenzionale.  

La condanna per la carne sintetica

A proposito dell'opzione di produrre carne sintetica, il docente è molto severo: “La produzione di carne in laboratorio è una vera e propria macchina di distruzione del cibo vegano. Quello che sta succedendo lì è solo un'altra forma di allevamento di bestiame, con un grande sforzo” sostiene il docente. Precisa inoltre: “Devi mantenere sterili le colture cellulari in laboratorio, devi proteggerle dalle malattie, devi assolvere alla funzione epatica e renale. Tutto un sistema per il quale l'evoluzione nel regno animale ha già trovato soluzioni convincenti”. Sul piano nutritivo, classifica il prodotto come "cibo da ospedale". Insomma, l'unico guadagno sarebbe quello di evitare di macellare un animale, ma lo sforzo sarebbe spropositato rispetto al risultato. Windisch ammette comunque che, per sfamare la popolazione mondiale, bisognerà coltivare molti più ortaggi e frutta, consumando meno carne e latte di quanto il mondo occidentale faccia oggi, ma senza dover per questo rinunciare del tutto alla zootecnia.

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