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Lunedì, 5 Dicembre 2022
Lo studio su Nature

Mangiare più frutta e verdura per ridurre la crisi alimentare causata dalla guerra in Ucraina

Se l'Europa riducesse i consumi di carne si ridurrebbe anche la dipendenza dalle importazioni di cereali destinati ai mangimi per gli allevamenti. Necessario bloccare i sussidi ad allevamenti e industrie di salumi

Ridurre il consumo di carne e salumi aiuta a rispondere alle crisi alimentari. Che si tratti di eventi climatici estremi, di pandemia o di conflitti. Uno studio pubblicato sulla rivista Nature dimostra che una transizione verso una dieta più salutare nell'Unione Europea e nel Regno Unito compenserebbe quasi tutti i deficit di produzione derivanti dalla guerra tra Russia e Ucraina. Al tempo stesso produrrebbe miglioramenti nell'uso dell'acqua blu, nelle emissioni di gas serra e nel sequestro del carbonio. Oltre alle scelte individuali, sottolineano i ricercatori, occorre uno sforzo da parte dei governi e di Bruxelles per indirizzare in modo mirato i finanziamenti agricoli.

Distribuzione dei sacrifici

Dopo la pandemia, il conflitto tra Russia e Ucraina ha causato un ulteriore shock con un aumento record dei prezzi dei prodotti alimentari. I due Paesi sono tra i principali produttori ed esportatori di orzo, grano, mais, semi di girasole e colza. Il Paese governato da Vladimir Putin è anche un importante produttore ed esportatore di fertilizzanti. A fronte della devastante crisi alimentare che si è scatenata, molti Paesi occidentali hanno chiesto a quelli in via di sviluppo di stringere la cinghia e alle potenze emergenti come la Cina di rinunciare ai crescenti consumi di carne, anche per ragioni ambientali. La ricerca, condotto da Sun Zhongxiao e Zhang Qian della China Agricultural University, oltre che da due esperti dei Paesi Bassi, capovolge le responsabilità e chiede proprio all'Ue di fare di più.

Sussidi agli allevamenti

L'Unione Europea, ricorda l'articolo, ha approvato nel marzo 2022 un pacchetto di sostegno di 500 milioni di euro per gli agricoltori colpiti dagli alti costi dei fattori di produzione, come energia e fertilizzanti, o dalle restrizioni commerciali dovute al conflitto. "Tuttavia, molti hanno sostenuto che questo sostegno favorisce l'eccessivo consumo di prodotti animali piuttosto che la sicurezza alimentare", sottolinea lo studio. Il consumo di prodotti animali nelle diete dell'Ue è già notevolmente superiore a quello delle diete salutari raccomandate. Questo ha un impatto negativo sia sulla salute umana che sull'ambiente. Lo studio evidenzia come "ancora più preoccupante è il fatto che questa politica favorisce l'industria dell'Unione Europea che esporta carne, dal momento che il 60% delle colture ucraino-russe importate viene utilizzato per nutrire gli animali che poi vengono esportati nel resto del mondo come esportazioni ad alto valore aggiunto". L'approccio utilizzato nello studio ha permesso di seguire le colture lungo tutta la catena di approvvigionamento globale, dai produttori ai consumatori. Emblematico il caso della soia: prodotta in Brasile, esportata per nutrire i bovini nei Paesi Bassi, a loro volta che trasferiti nel Regno Unito per essere macellati e mangiati.

Ridurre gli zuccheri

La ricerca ha stabilito che il passaggio a una "dieta per la salute del pianeta", come l'hanno definita, consentirebbe di risparmiare un'ampia percentuale di colture, soprattutto riducendo il consumo eccessivo di zuccheri e prodotti animali. Nello specifico, la rinuncia allo zucchero da parte dei cittadini di Ue e Regno Unito coprirebbe interamente la perdita dei prodotti provenienti da Ucraina e Russia. Un grande risparmio sui cereali sarebbe dovuto al bisogno inferiore di mangimi per animali. Il cambiamento della dieta da solo non comporta però un risparmio sufficiente a compensare tutta la produzione di grano proveniente dai due Paesi in conflitto.

Liberare i terreni

Tra Paesi Ue e Regno Unito ci sono 115 milioni di ettari di terreni coltivati e 74 milioni di ettari usati per i pascoli, con circa il 60% dei suoli utilizzati per colture che sfamano gli animali. "La quota di terreni coltivati che alimenta il bestiame è maggiore rispetto alla media mondiale (∼40%), poiché l'Unione Europea e il Regno Unito consumano insieme più prodotti animali pro capite rispetto alla media mondiale e hanno un forte mercato di esportazione di prodotti animali di alto valore" evidenzia lo studio. Questo cambiamento di dieta offrirebbe l'opportunità di risparmiare oltre 70 milioni di terreni agricolo, una superficie pari a quella della Francia e del Regno Unito messi insieme.

Meno fertilizzanti

La svolta vegetale ridurrebbe anche del 23,4% l'uso di fertilizzanti, con meno azoto, potassio e fosfato spruzzato sui campi europei e britannici. Dal punto di vista ambientale, l'Irlanda registrerebbe la maggiore mitigazione dei gas serra, con 2691 chili di CO2 equivalente in meno all'anno annui pro capite. Della svolta ne gioverebbero anche Paesi extra-Ue. Ad esempio in Botswana, che esporta i suoi bovini principalmente nell'Unione Europea e nel Regno Unito. Il Paese africano aumenterebbe il sequestro di carbonio, arrivando a 466 tonnellate di CO2equivalente pro capite.

Ostacoli

"Tuttavia esistono molti ostacoli sociali all'adozione diffusa di tali diete" notano i ricercatori, "tra cui le spese, le norme culturali e le conoscenze in materia di diete sane". Ammettono inoltre: "Non è chiaro se le diete ricche di vegetali siano più o meno costose delle alternative, ma è evidente che gli attuali sussidi riducono artificialmente il costo delle diete ricche di animali sia direttamente in termini monetari sia indirettamente come esternalità". Oltre alle scelte indivisuali, sarebbe dunque necessario un cambio di rotta deciso da parte dei governi e di Bruxelles al fine di orientare in modo diverso e più mirato i sussidi previsti nella Politica agricola comune.

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