Brexit, il trionfo di Johnson allarma gli agricoltori italiani: "A rischio 3,4 miliardi di export"

Per Confagricoltura, la vittoria dei conservatori getta un'ombra sui futuri rapporti commerciali con Londra: "La tutela del made in Italy agroalimentare non è assicurata"

“Il risultato elettorale nel Regno Unito fa chiarezza sui tempi della Brexit, ma la tutela del made in Italy agroalimentare non è assicurata”. A dirlo è il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. Ma il suo pensiero non è isolato: il successo del leader conservatore e brexiter convinto Boris Johnson rischia di compromettere i rapporti commerciali tra il Paese britannico e l'Unione europea. Con il ritorno di dazi che colpirebbero il florido export agroalimentare dell'Italia.

Il Regno Unito, infatti, è oggi il quarto mercato di sbocco delle eccellenze agroalimentari made in Italy, per un valore che nel 2018 ha raggiunto i 3,4 miliardi di euro. Vino e mosti e prodotti ortofrutticoli incidono per il 45% sul totale delle esportazioni destinate al mercato britannico. Ecco perché l'intera filiera guarda con apprensione ai prossimi negoziati tra Londra e Bruxelles sui futuri rapporti commerciali. 

“Alla Camera dei Comuni ci sono, sulla carta, i numeri per far passare l’accordo di recesso negoziato con l’Unione - ha proseguito Giansanti -. Il 31 gennaio prossimo, a meno di clamorose sorprese, il Regno Unito uscirà dalla Ue. Le incertezze riguardano il futuro delle relazioni commerciali bilaterali”. 

L’accordo di recesso raggiunto tra Bruxelles e Londra – ha ricordato Confagricoltura – prevede, dopo il formale recesso, l’avvio di un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2020, durante il quale il Regno Unito continuerà ad applicare nella sostanza le regole della Ue. Inoltre, come previsto nella dichiarazione politica che accompagna l’accordo di recesso, partirà il negoziato sulle future relazioni commerciali con l’obiettivo concordato di definire una approfondita area di libero scambio.

“Come ha già evidenziato il capo negoziatore della Ue, Michel Barnier, la prevista durata del periodo transitorio è troppo breve per raggiungere l’accordo - ha sottolineato il presidente di Confagricoltura -. Il primo ministro britannico ha dichiarato di non essere disponibile a una proroga”. Che succederà se si arriverà alla fine del prossimo anno senza un'intesa sul commercio? "Nella situazione peggiore che finora è stata evitata - risponde Giansanti - Vale a dire il ritorno delle frontiere tra Ue e Regno Unito, con il ripristino dei dazi e dei controlli sulle merci. In pratica una ‘hard Brexit’ a scoppio ritardato”. Ma non solo: "Anche il riconoscimento e la tutela delle indicazioni geografiche protette – ha messo in guardia Giansanti - non sarebbero più garantiti sul mercato britannico, a tutto vantaggio delle imitazioni e delle contraffazioni delle nostre specialità”.

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