Coronavirus, mega focolaio in un mattatoio spaventa la Germania: 1.331 contagiati

Test di massa nello stabilimento di oltre 6mila dipendenti fatti con l'aiuto dell'esercito, migliaia le persone in quarantena. L'azienda sotto il fuoco delle critiche per come ha gestito l'emergenza

Foto Ansa Ina FASSBENDER / AFP

I macelli in Germania tornano ad essere focolai di coronavirus. Dopo diversi casi a maggio adesso a destare le preoccupazioni nella nazione. Nel mattatoio di Guetersloh vicino Dortmund, nel Nord Reno Westfalia, sono i contagiati sono stati ben 1.331 su un totale di 6.139 addetti.

Per ora nessun lockdown

Le autorità del land hanno visitato il luogo che è diventato l'epicentro di un nuovo focolaio di infezione, temendo una seconda ondata di contagi e per i test di massa sul posto si è fatto ricorso all'aiuto dell'esercito. Tuttavia il premier della Regione, Armin Laschet, dopo aver visitato il sito ha per il momento escluso un nuovo lockdown a livello regionale. Anche se c'è un "enorme rischio pandemico", l'infezione è chiaramente localizzata all'interno del mattatoio e non c'è un "salto significativo" nel resto della popolazione, ha detto Laschet. Tutti i dipendenti dello stabilimento sono stati posti in quarantena, ma la misura potrebbe non essere sufficiente, perché nel frattempo le migliaia di lavoratori potrebbero a loro volta avere infettato famigliari e amici, che a loro volta potrebbero avere diffuso il virus.

Le proteste

La scoperta del focolaio ha suscitato un'ondata di proteste contro il proprietario dell'impianto, Clemens Toennies, del quale vengono chieste le dimissioni. All'esterno dello stabilimento si sono svolte anche manifestazioni organizzate da associazioni animaliste che chiedono un cambio di rotta nel modo in cui alleviamo gli animali. La Toennies è accusata anche di aver fornito scarsa collaborazione per fronteggiare il Covid. "La nostra fiducia in loro è pari a zero", si è spinto a dire il consigliere del distretto Sven-Georg Adenauer ai media tedeschi. Nell'elenco dei dipendenti fornito, ha spiegato, il 30% era privo dell'indicazione sugli indirizzi; il che ha complicato il lavoro di ricostruzione della catena di contagio, che fino a due giorni fa aveva portato a mettere ben 7mila persone in quarantena, compresi i vertici dell'impresa.

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Altri focolai

Non è l'unico focolaio importante in Germania: nei giorni scorsi sono scoppiati già i casi di Gottinga, Berlino - dove un intero isolato è finito in quarantena, nel quartiere di Neukoelln - e Kassel, in Assia. In Vestfalia, che è fra le regioni più colpite dalla pandemia, il governatore Armin Laschet, uno dei cristiano-democratici papabili per la successione ad Angela Merkel, è alle prese con un'emergenza che nessuno riesce a ridimensionare. E infatti ieri il ministro presidente ha espresso senza giri di parole la sua preoccupazione: alla Toennies sono impiegate persone che provengono da diverse città, e questo aumenta il grado di allerta sul focolaio. "Per ora l'infezione è localizzata, ma se questo dovesse cambiare non è escluso un lockdown a tappeto in tutta la regione". Già nei giorni scorsi nel distretto di Gutersloh si è deciso di richiudere le scuole e gli asili infantili. Un passo indietro dopo le riaperture - gestite ormai in Germania a livello regionale - come quello che si era verificato nella città universitaria della Bassa Sassonia. La Germania resta uno dei Paesi che ha fronteggiato meglio la pandemia finora, con 189.822 casi rilevati e un bilancio di 8.880 decessi.

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