Latte di mandorle sotto accusa: “Agricoltura killer di api, 50 miliardi di esemplari morti in un anno”

Slow Food lancia l’allarme sul “toccasana per i fissati della linea”, come causa dello spopolamento degli insetti impollinatori

Un volume d’affari che solo negli Stati Uniti vale 1,2 miliardi di euro, capace di far esplodere la monocoltura della frutta secca, ma anche aumentare in maniera esponenziale la moria di api nelle regioni interessate. Il latte di mandorle, prodotto di tendenza e “toccasana per i fissati della linea”, è finito sotto accusa per via delle tecniche di coltivazione della sua materia prima. La monocoltura delle mandorle - la cui produzione mondiale proviene, in gran parte, dallo Stato Usa della California - ha infatti conquistato enormi estensioni di terreni, attirando l’interesse degli agricoltori, rassicurati dal +250% negli ultimi 5 anni nei consumi Usa del latte vegetale.

L'accusa di Slow Food

“Fin qui tutto bene - scrive Slow Food - se non fosse che, in una sola stagione – l’inverno 2018-2019 – sono morte circa 50 miliardi di api, per farvi una (spaventosa) idea, sono più di un terzo dell’intera popolazione di api americane allevate a scopi commerciali”. Riprendendo una recente inchiesta del Guardian, l’organizzazione precisa che “le cause sono molteplici”, ma “tutte dovute ai metodi di coltivazione industriali e l’utilizzo massivo di pesticidi necessari alla commercializzazione su larghissima scala del prodotto”.

Glifosato e altri "nemici"

Slow food punta il dito contro il glifosato, come responsabile della moria degli insetti. “A questo nemico mortale - prosegue il comunicato - si aggiunge per i preziosi insetti uno stress in più perché per impollinare le mandorle devono rinunciare a uno o due mesi del periodo di riposo invernale, uno sforzo immenso che le indebolisce e le espone a maggior rischio di malattie che tra l’altro si diffondono più facilmente a causa del massiccio numero di colonie concentrato in zone geografiche limitate”.

L'appello alla coscienza dei consumatori

Slow Food parla infine di “agricoltura killer”, le cui principali vittime sono le api commerciali, “ben maggiori delle specie di api autoctone”, le quali “vedono il loro habitat minacciato”. “Non vogliamo demonizzare il prodotto o la libera scelta di ciascuno di preferirlo”, conclude l’organizzazione fondata da Carlo Petrini, “a dover cambiare è il sistema produttivo e la coscienza dei consumatori”.

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