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Sabato, 22 Giugno 2024
Prima le mucche

La vittoria delle mucche: per l'Europa solo le stalle di maiali e polli inquinano

Raggiunto l'accordo per la direttiva sulle emissioni industriali. Salvi gli allevamenti bovini e quelli di suini biologici, nonostante la zootecnia sia responsabile del 53% del metano nell'aria

Gli allevamenti bovini saranno esclusi dalla direttiva sulle emissioni industriali. Nonostante il pesante contributo fornito in termini di inquinamento, le stalle si sono salvate da regole più stringenti in base all'accordo provvisorio raggiunto la sera del 28 novembre dal Parlamento europeo e dal Consiglio. I negoziatori erano chiamati a discutere della direttiva sulle emissioni industriali (Ied) e sulla direttiva sulla discarica dei rifiuti. L'obiettivo della proposta originaria varata da Bruxelles era quella di combattere ulteriormente l'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo da grandi installazioni agro-industriali, che comportano gravi problemi di salute come asma, bronchite e cancro. Grazie all'intenso lavoro di lobbying del settore zootecnico, sostenuto dal governo italiano e da numerosi eurodeputati dello Stivale, la normativa risulta pesantemente indebolita. Un'altra vittoria per l'industria dell'agroalimentare, che pezzo dopo pezzo sta riuscendo a smantellare o comunque annacquare numerose leggi votate alla sostenibilità, come quella sulla riduzione dei pesticidi e sugli imballaggi

Suini e polli pagano per tutti

La direttiva Ied verrà applicata agli allevamenti di suini, venendo estesa a quelli che contano più di 1.200 animali (finora la soglia era fissata a 2000). Sono stati esclusi gli allevamenti di maiali biologici o gestiti in modo estensivo. Poco cambierà per gli allevamenti avicoli: rimane invariata la soglia di 40mila polli da carne, prevista dalla direttiva finora in vigore, mentre per le galline ovaiole si abbassa a 21.500. Entro il 31 dicembre 2026 la Commissione europea dovrà valutare quali azioni saranno necessarie per gestire le emissioni inquinanti del settore zootecnico europeo, compresa l’eventuale inclusione degli allevamenti di bovini nella normativa. La Commissione originariamente aveva proposto di inserire sin da subito le vacche nella legge. Nel lungo processo di approvazione gli Stati membri si erano accordati affinché venissero esclusi quelli estensivi, ma il voto in plenaria del Parlamento europeo ha finito col salvare tutto il settore delle mucche.

Affogare nel letame

Le organizzazioni ambientaliste hanno definito come una "farsa" l'accordo che esclude gli allevamenti bovini dalle nuove regole per le emissioni industriali. "Gli agro-lobbisti e i loro alleati politici conservatori ci hanno fatto credere che le aziende agricole a conduzione familiare avrebbero sofferto a causa di queste norme sull'inquinamento, quando è chiaro che oltre il 99% degli allevamenti di bestiame non sarebbe stato colpito", ha dichiarato Marco Contiero, direttore delle politiche agricole dell'ufficio europeo di Greenpeace. "Bisogna chiedersi perché questi politici abbiano lottato così duramente per dare via libera all'1% degli allevamenti industriali più grandi, i più inquinanti in assoluto", ha aggiunto Contiero, precisando che "la campagna europea sta affogando nel letame e con essa stanno andando a rotoli l'aria pulita, l'acqua dolce e il clima sicuro". Rispetto all'esclusione hanno invece espresso soddisfazione i sindacati agricoli. "Il lavoro che abbiamo svolto in stretto contatto con i ministri che hanno trattato il dossier in seno al Consiglio Ue e con gli europarlamentari italiani ha consentito quasi di raddoppiare le soglie proposte originariamente dalla Commissione", ha commentato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura. "Per gli allevatori di suini ed avicoli si prospettano nuovi e pesanti oneri che sono assolutamente ingiustificati. Gli allevamenti non sono in alcun modo equiparabili alle industrie più inquinanti", ha aggiunto Giansanti.

Acqua e aria soffrono

Equipararli risulta invece doveroso, visto che la produzione agricola dell'Ue è responsabile da sola del 93% delle emissioni di ammoniaca e del 54% di quelle di metano legate all'attività antropica in Europa. Gran parte di queste emissioni proviene proprio dagli allevamenti intensivi. La zootecnia è anche responsabile del 73% dell'inquinamento idrico derivante dalle attività agricole dell'Ue. La normativa esistente riusciva a coprire appena il 18% delle emissioni di ammoniaca e solo il 3% di quelle di metano del settore zootecnico. Con le "timide modifiche" concordate, secondo Greenpeace, cambierà poco in termini di abbattimento delle emissioni. Una sconfitta non solo ambientale, ma anche per coloro che nel mondo agricolo si battono per modelli di produzione alternativi. "L'accordo raggiunto è un autogol per la protezione della nostra salute e quella dell’ambiente, ma anche per tutte quelle piccole e medie aziende agricole che avrebbero tratto solo un vantaggio competitivo dall’imposizione di limiti più stringenti agli allevamenti intensivi più grandi e industrializzati. Sicuramente una decisione che non avvantaggia il tanto sbandierato 'Made in taly' ", ha commentato Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Italia. Per l'entrata in vigore dell'accordo manca ormai solo l'approvazione formale da parte del Parlamento europeo e dei ministri degli Stati membri.

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