“Succhi di frutta gratuiti per bisognosi pagati da Bruxelles 4,25 euro al litro”

“Circa quattro volte il costo al supermercato”. Nel mirino della Corte dei conti Ue finiscono i contributi ai produttori di pesche in Spagna e Grecia. “Sovrapproduzione strutturale” nei frutteti iberici, che continuano a ricevere fondi per il ritiro come “misura eccezionale”

Photo: wikimedia.commons.org

Un solo litro di succo alla pesca distribuito in Grecia alle persone indigenti costa all’Unione europea 4,25 euro, “circa quattro volte il costo di un litro di succo venduto in un supermercato”. Sulle spalle del contribuente europeo ricade infatti il costo del ritiro dal mercato di 8,5 kg di pesche - il volume necessario per produrre un litro di succo - ma anche il trasporto presso le organizzazioni di beneficenza e quindi il passaggio nelle industrie di trasformazione, che mantengono la quantità di prodotto finale necessaria a coprire i costi di lavorazione. Il prodotto finale viene infine distribuito ai bisognosi, tenuti allo scuro sul reale costo del gesto di solidarietà

Fonte: Corte dei conti europea-2

Le pesche in eccesso

A mettere nero su bianco i costi gonfiati dell’aiuto ai bisognosi è la Corte dei conti europea, revisore esterno indipendente con il preciso compito di “controllare che i fondi dell’Ue siano raccolti e utilizzati correttamente”. Nell’ultima relazione speciale sulla “Stabilizzazione del reddito degli agricoltori”, sotto la lente d’ingrandimento della Corte sono finite le spese dell’Ue per il ritiro di pesche e pesche noci in Spagna e Grecia, una misura drastica dettata dalla sovrapproduzione di frutta e dal conseguente calo dei prezzi. 

L'aiuto "eccezionale" dell'Europa

“I livelli di offerta stagionalmente elevati per le pesche e le pesche noci e il rallentamento dei consumi dovuto a condizioni climatiche avverse in corrispondenza del picco della raccolta hanno creato una situazione di mercato difficile con un significativo calo dei prezzi”, scriveva la Commissione europea nel 2014 per motivare l’erogazione di fondi per il ritiro delle pesche dal mercato come “misura eccezionale”.

La produzione continua ad aumentare

Peccato che, nonostante il problema dell’eccesso di pesche nel mercato fosse noto - l’Italia era primo produttore Ue fino al 2012 e ha ridotto la superficie coltivata del 30% per ovviare alla sovrapproduzione - i revisori dei conti fanno notare che né la Spagna né la Grecia siano riuscite a ridurre i volumi di produzione. Madrid e Atene hanno addirittura aumentato la produzione negli ultimi anni, facendo crescere la spesa Ue per il ritiro della frutta in eccesso. Quest’ultima viene quindi destinata alla produzione dei succhi distribuiti gratis per beneficenza o come contributo in natura alle imprese di trasformazione.  

Fonte: Corte dei conti europea-3

Ai bisognosi solo "una piccola parte"

“Il costo delle misure di emergenza per la distribuzione gratuita delle pesche e delle pesche noci è ammontato a 55 milioni di euro”, si legge nella relazione, che punta il dito anche contro le regole Ue che permettono alle aziende che ricevono le pesche ritirate dal mercato di trattenere “la maggior parte del prodotto trasformato a titolo di contributo in natura” per “coprire i costi di trasformazione”. "I fascicoli della Commissione - scrive la Corte - mostrano che la Spagna ha autorizzato un rapporto di scambio che arrivava fino a 11 kg di pesche consegnate ai produttori di succo per litro di nettare di pesca", mentre in Grecia il rapporto di scambio arriva "fino a 8,5 kg di pesche per litro di nettare". Per via di tale meccanismo, i revisori sottolineano che "la maggior parte dei prodotti ritirati venivano reimmessi sul mercato sotto forma di succo, mentre solo una piccola parte raggiungeva le persone bisognose".

Scarsa tracciabilità 

Gli ultimi dubbi della Corte sulla filiera delle pesche in eccesso riguardano poi l’ammontare della frutta sovvenzionata per la trasformazione in succo. “La Corte non è in grado - ammettono i revisori - di confermare che i prodotti ritirati siano stati effettivamente rimossi dal mercato, a causa della scarsa tracciabilità o perché questi prodotti tornavano sul mercato sotto una diversa forma, ad esempio trasformati in succhi di frutta”.

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La risposta della Commissione

“I controlli sono effettuati dalle autorità competenti degli Stati membri”, è stata finora la risposta della Commissione europea ai dubbi sollevati dalla Corte. In merito ai succhi distribuiti per beneficenza, l’Esecutivo Ue precisa che “il prezzo di ritiro è rigorosamente limitato, a un livello non superiore al 40% dei prezzi medi di mercato dei cinque anni precedenti”. Ciononostante si ammette che “un elevato rapporto di conversione delle pesche trasformate in succhi/nettari, giustificato o meno, può effettivamente comportare un costo elevato sostenuto dal fondo Ue per l’operazione”. “I servizi della Commissione devono valutare questo aspetto”, conclude Palazzo Berlaymont, promettendo di attivarsi per fare luce sui costi gonfiati.

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