Sabato, 25 Settembre 2021
Lavoro

Brexit, la Commissione Ue: pesca resta ultimo grande ostacolo da superare

Per la presidente von der Leyen si comincia a vedere "un percorso stretto verso l'accordo" e un punto d'incontro sulla concorrenza sembra quasi raggiunto. Ma sull'utilizzo dei reciproci mari le differenze restano grandi

Per quanto potesse sembrare all'inizio dei negoziati sulla Brexit uno dei punti di minor interesse, alla fine fine con il tempo la pesca ha dimostrato di essere invece una delle questioni più spinose, al punto tale che sarà l'ultima su cui si raggiungerà un accordo. Se si raggiungerà un accordo. A due settimane dalla fine del periodo di transizione, il rischio No Deal è ancora alto, ma la presidente della Commissione ha mostrato un certo ottimismo.

Gli spiragli per un accordo

"Per come stanno le cose oggi non posso dirvi se ci sarà un accordo o no; ma posso dirvi che c'è ora un percorso verso l'accordo, un percorso forse molto stretto, ma c'è”, ha dichiarato intervenendo alla Plenaria del Parlamento europeo. "Due questioni restano da risolvere: il 'level playing field' (le regole sulla parità di condizioni nella concorrenza tra imprese, ndr) e la pesca”, ha spiegato la presidente aggiungendo però che se le questioni legate alla concorrenza “in questo momento sono largamente risolte", sulla pesca "la discussione è ancora molto difficile”. Fino ad ora grazie alla Politica comune della pesca, secondo cui i pescherecce dei Paesi Ue hanno pieno accesso alle reciproche acque (ad eccezione delle prime 12 miglia nautiche dalla costa), ben il 57% di quanto è stato pescato nei mari britannici è stato catturato da pescherecci appartenenti ad aziende europee e solo il 43% da quelli di imprese locali.

La questione della sovranità

Johnson ha fatto della riappropriazione delle proprie acque un punto di principio, nonostante il fatto che la pesca e la lavorazione del pesce del Regno Unito diano lavoro soltanto a circa 24mila persone, e un contributo lordo al Prodotto interno lordo di un misero 0,12 per cento. Ma per Londra è in gioco, come per la questione del level playing field, la sovranità nazionale. “Noi non mettiamo in questione la sovranità del Regno Unito sulle sue acque; ma chiediamo prevedibilità e stabilita per i nostri pescatori, uomini e donne”. Inizialmente l'Ue spingeva per il mantenimento dello status quo cosa inaccettabile per Londra. I britannici volevano inizialmente riavere indietro almeno l'80 per cento delle quote europee, cifra poi scesa al 60. Bruxelles non vorrebbe andare oltre il 20. Le distanze sono enormi.

Poco tempo per trovare un compromesso

Al momento sembra che Johnson potrebbe concedere un periodo di “grazia”, in cui si manterrebbe più o meno lo status quo, ma poi le cose dovranno cambiare. E se le rinegoziazioni annuali inizialmente proposte da Londra non piacciono a Bruxelles, il Regno Unito non è disposto neanche a concedere dei diritti di pesca per troppi anni, senza avere la possibilità di ridiscuterli, perché sarebbe appunto una cessione di sovranità ritenuta troppo forte. I britannici avrebbero anche abbandonato un'altra richiesta, quella secondo cui i pescherecci operanti sotto bandiera britannica dovrebbero essere di proprietà britannica in futuro. La mossa era stata pensata per provare a risolvere il problema legato al fatto che alcune aziende europee con il trucco di registrarsi a Londra hanno accesso anche alle acque riservate alle aziende locali, ma sul punto gli inglesi dovrebbero fare un passo indietro. I giorni però per trovare un compromesso sono sempre di meno.

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