Listeria, Coldiretti: l'86% degli allarmi alimentari legati a cibi importati

Il presidente Moncalvo: "Estendere al più presto l'obbligo di indicare l'etichetta di origine a tutti gli alimenti in commercio per evitare psicosi e confinare l'emergenza"

MARIO DE RENZIS/ANSA/TO

Le importazioni di prodotti alimentari sono responsabili di oltre otto allarmi in Italia. Lo rileva Coldiretti, dopo l’emergenza Listeria e il conseguente il ritiro di verdure surgelate in tutta Europa, Stivale compreso. Secondo il presidente dell’associazione agricola, Roberto Moncalvo, “l’86% degli allarmi alimentari” scattati a livello nazionale nel corso del 2018 “dipende da prodotti stranieri”.

Estendere l'obbligo di etichettatura

Da qui l’esigenza di “estendere al più presto l'obbligo di indicare l'etichetta di origine a tutti gli alimenti in commercio”, così da “evitare psicosi nei consumi e confinare più rapidamente l'emergenza”. I numeri del resto non possono lasciare tranquilli. Solo nel primo trimestre dell’anno in corso si sono verificate 222 emergenze alimentari, secondo il sistema di allerta rapido comunitario (Rasff). Tutti campanelli d’allarme, ricorda Moncalvo, scattatti “soprattutto” per la presenza di microrganismi patogeni, micotossine, metalli pesanti, infestazione parassiti o corpi estranei su alimenti “provenienti in quasi 9 casi su 10 dall'estero”. Tutto questo, quindi, “dimostra l'importanza di una informazione corretta”. Il presidente di Coldiretti insiste su “l'obbligo di indicare in indicare in etichetta l'origine dei prodotti”, obbligo che “va esteso a tutti gli alimenti”. Non solo. Questa misura va accompagnata dalla “necessità di togliere il segreto sui flussi commerciali, con l'indicazione pubblica delle aziende che importano i prodotti dall'estero”. Ciò al fine di permettere “interventi rapidi e mirati” sui prodotti alimentari ogniqualvolta si dovesse rendere necessario. Da qui l’invito al governo di riscrivere le normative comunitarie vigenti.

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Le critiche all'Ue

“Di fronte all'atteggiamento incerto e contraddittorio dell'Unione europea che obbliga ad indicare l'origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca, ma non per quella trasformata in salumi, per l'ortofrutta fresca ma non per i succhi, le conserve di frutta o per gli ortaggi conservati, l'Italia – incalza Moncalvo – ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari anche promuovendo una profonda revisione delle norme comunitarie”.

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