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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Salute

Bere birra (con moderazione) può aiutare il fegato: lo studio

Due molecole tipiche del luppolo inibiscono l'obesità e attenuano l'accumulo di lipidi nel sangue. Una recente ricerca ha verificato gli effetti positivi per combattere la steatosi epatica

Si diceva un tempo che un bicchiere di vino rosso fa buon sangue, adesso a quanto pare potremo affermare che una pinta birra fa buon fegato. Almeno volendoci basare su un recente studio, realizzato negli Stati Uniti dalla Oregon State University e pubblicato su eLife, il quale sostiene che bevendone una quantità moderata vi sarebbero effetti positivi sull'apparato digestivo. Nello specifico, la ricerca si è concentrata su due molecole, lo xantumolo e il tetrahydroxanthohumol, che sarebbero in grado di limitare l’accumulo di grasso nel fegato indotto dalla dieta.

Già in precedenza, il mondo accademico aveva rilevato che il consumo di birra potrebbe aiutare a combattere malattie cardiovascolari o il diabete, precisando al tempo stesso che una quantità eccessiva potrebbe danneggiare la salute. Uno dei primi e più evidenti effetti connessi al bere costantemente questo alcolico è l'aumento della pancia, che si riscontra tipicamente nella popolazione dei Paesi dove il consumo di luppolo è più elevato, come la Germania, il Regno Unito e il Belgio. Nonostante l'effetto “ventre flaccido”, rispetto al vino la birra risulterebbe meno calorica, contenendo inoltre iso-alfa acidi, che hanno dimostrato di avere un'influenza positiva sul metabolismo dei grassi e del glucosio.

Tra le proprietà della bevanda a base di malto d'orzo c'è in particolare lo xantumolo, in quanto connesso alla riduzione dell'aumento di peso. Già uno studio pubblicato nel 2018 su Science direct conteneva un apposito capitolo dedicato ai polifenoli della birra, precisando che essi derivano da vari altri ingredienti, sia di base che aggiunti per conferire ulteriori sapori. Se il profilo fenolico risulta ampio e vario, lo xantumolo è invece un elemento specifico della birra, essendo presente esclusivamente nel luppolo. In base alle sperimentazioni, questa molecola (XN) e il suo derivato sintetico, noto come tetraidro-XN (TXN), attenuano l'obesità e la sindrome metabolica indotte dalla dieta ad alto contenuto di grassi. Almeno è quanto è stato verificato nelle sperimentazioni sui topi.

Il nuovo studio è andato oltre, concentrandosi sull'effetto prodotto da queste molecole nel contrasto ad una specifica malattia: la steatosi epatica, nota anche come “malattia del fegato grasso non alcolico”, che rappresenta un'importante minaccia per la salute a livello globale, caratterizzata da un eccessivo accumulo di gocce lipidiche a livello epatico, nonostante le persone che ne soffrono abbiano una storia di consumo di alcol minimo o nullo. La ricerca ha comparato una dieta povera di grassi, una ricca di grassi, una integrata da XN, una con un quantità maggiore di XN e infine una dieta ricca di grassi integrata da TXN. Gli scienziati hanno scoperto che il proprio quest'ultima molecola ha contribuito a frenare l’aumento di peso associato a una dieta ricca di grassi, andando anche a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue. Questo probabilmente è dovuto ai suoi livelli 5, 10 e 12 volte superiori nel muscolo, nel plasma e nel fegato, rispetto all'XN.

“Abbiamo dimostrato che il TXN è stato molto efficace nel sopprimere lo sviluppo e la progressione della steatosi epatica causata dalla dieta”, ha affermato Adrian Gombart, professore di biochimica e biofisica che ha guidato il team di ricerca. “Il TXN sembrava essere più efficace dell’XN forse perché livelli significativamente più alti di TXN sono in grado di accumularsi nel fegato, ma l’XN può anche rallentare la progressione della condizione alla dose più alta”, ha precisato lo studioso. Circa un quarto della popolazione statunitense soffre di questa malattia mentre nel resto del mondo i tassi variano dal 14% in Africa al 32% in Medio Oriente. Nonostante l'incremento dei casi di obesità e diabete stia facendo aumentare i tassi di fegato grasso non alcolico, non esistono farmaci approvati per il suo trattamento, sottolineano i ricercatori.

“Il consumo eccessivo di acidi grassi saturi o di zuccheri può sovraccaricare il fegato e alterare l'omeostasi lipidica, con conseguente accumulo eccessivo di triacilgliceroli negli epatociti e l'insorgenza e la progressione della steatosi epatica” si legge nel documento accademico. “Nel complesso, questi dati suggeriscono che XN e TXN sono efficaci per il trattamento dei disturbi metabolici e sono candidati promettenti per la prevenzione e il trattamento della steatosi epatica”, conclude lo studio. Il team di ricerca precisa comunque che solo bevendo quantità moderate di birra possono manifestarsi i benefici di queste molecole, ed esclusivamente se vi si associa l'adozione di uno stile di vita sano, coniugato a perdita di peso. Finora sono questi gli unici interventi dimostrati efficaci nel prevenire l'insorgenza e la progressione di questa malattia.

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