Italiani sempre più attenti alle etichette dei prodotti alimentari, soprattutto i giovani

I cittadini vogliono controllare meglio la propria dieta, scelgono le proteine ed evitano zuccheri e grassi. E preferiscono mangiare italiano

Foto Ansa Paolo Salmoirago

Le etichette stanno diventando sempre più indispensabili nel settore agroalimentari, con i consumatori che sono più attenti agli acquisti e scelgono bene cosa comprare. Nel 2019 c'è stato un boom del consumo di proteine, e anche quello di fibre è in crescita (+6,3%) mentre continua l'attenzione del consumatore verso la riduzione degli zuccheri e dei grassi. Sono alcune delle tendenze nutrizionali più diffuse secondo una ricerca curata dall"Osservatorio Immagino" di Nielsen Gs1 Italy 2020, che ha redatto il rapporto "Le Etichette dei prodotti raccontano i consumi degli italiani".

Nel documento vengono incrociate tutte le informazioni riportate sulle confezioni dei circa 112 mila prodotti digitalizzati a dicembre dell'anno scorso. Nel comparto alimentare siamo sempre più attenti alla spesa e sempre più spesso guardiamo nel retro delle confezioni dei prodotti per scoprirne le proprietà nutrizionali, se sono con o senza grassi, zuccheri, conservanti, con o senza olio di palma, con poche calorie, senza sale, senza conservanti, non fritto, senza lievito, senza glutammato, senza Ogm, coloranti, antibiotici o additivi vari, e così via. Tutte notizie che arricchiscono di nuovi contenuti i processi di scelta del consumatore che vuole sapere sempre più cose su ciò che acquista. È così soprattutto per le nuove generazioni - millennials, nativi digitali e X, Y e Z generation – per cui l'imperativo categorico sono le "informazioni".

Secondo il report il "boom delle proteine" si accompagna "alla positiva continuazione della dinamica delle fibre e dei grassi, al proseguimento del calo dei carboidrati e degli zuccheri, in particolare, e alla sostanziale stabilità del valore energetico medio dei prodotti alimentari" finiti nel carrello. Ma se gli ingredienti contano nella loro composizione, anche "l'italianità" del prodotto ha un certo peso. Si legge nella ricerca che "sono state analizzate le caratteristiche rilevate in etichetta e sul packaging di 79.838 prodotti del mondo food e sono stati selezionati quei prodotti che riportano i claim 'prodotto in Italia' che comprende anche 'made in Italy', 'product in Italy', 'solo ingredienti italiani', '100% italiano' e le indicazioni geografiche ufficiali della Ue come Igp, Dop, Doc e Docg, la 'bandiera italiana' e il nome della regione di riferimento".

Il risultato è stato che sono state 20 mila le referenze di prodotti che nel 2019 riportavano sull'etichetta un'indicazione riferita alla loro italianità, per una percentuale che supera "il 25% del totale food".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Pasta al glifosato: ecco i marchi che la contengono (e quelli da non dare ai bimbi)

  • “Diventa un ‘carnitariano’”: bufera sulla campagna pro-carne sostenuta con fondi Ue

  • Sulla riforma della Pac l'Ue chiede l'aiuto di Greta

  • "Il benessere animale fa bene anche agli allevatori e all'ambiente"

  • Un po' agronomi, un po' braccianti: come robot e droni stanno cambiando il lavoro nei campi

  • Macelli addio? Per la prima volta nei piatti arriva la carne creata in laboratorio

Torna su
AgriFoodToday è in caricamento