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Martedì, 18 Gennaio 2022
Salute

“L'olio di palma non causa il cancro”

Lo precisa il Consiglio europeo di informazione sull’alimentazione, dopo che uno studio ha rivelato che una dieta ricca di acido palmitico facilita la crescita di metastasi

Non esistono prove scientifiche che l'olio di palma causi il cancro. Questa la precisazione del Consiglio europeo di informazione sull’alimentazione (Eufic), che invita i media ad evitare la diffusione di notizie false o comunque manipolate. Il Consiglio evidenzia che una serie di articoli recenti hanno riportato che l’acido palmitico, un acido grasso presente nell’olio di palma, potrebbe aumentare la diffusione del cancro. Secondo gli studiosi dell'ente, nonostante lo studio riveli delle scoperte interessanti, ci sono anche altri aspetti da considerare prima di saltare a determinate conclusioni.

Lo studio

Lo studio incriminato, pubblicato sulla rivista Nature, è stato condotto da due istituti in Spagna in collaborazione con ricercatori internazionali. L'obiettivo era capire se il consumo di certi tipi di grassi potesse aumentare la diffusione del cancro nel corpo. Usando cellule umane affette da cancro alla bocca, i ricercatori hanno somministrato a dei topi una dieta con vari acidi grassi: l'acido palmitico, che si trova nell’olio di palma, l'acido linoleico ed oleico, presenti invece negli oli vegetali, come l’olio d’oliva. Gi studiosi hanno verificato che con una dieta ricca di olio di palma, le cellule tumorali crescevano più in fretta. Questo effetto non è stato riscontrato con l’acido linoleico ed oleico. Esperimenti simili realizzati su topi con il cancro alla pelle hanno fornito evidenze simili. I risultati sottolineano quindi il rischio potenziale legato all’acido palmitico e forniscono degli elementi che potrebbero portare a nuovi trattamenti per ridurre la metastasi da cancro.  

Aspetti da valutare

L'Eufic ammette la buona qualità dello studio, ma invita a valutare alcuni aspetti, prima di saltare a conclusioni definitive. Innanzitutto andrebbe considerato che l'esperimento è stato effettuato solo su topi e non sulle persone. Le quantità di olio di palma consumato potrebbero quindi non essere rappresentative di una dieta negli esseri umani. Il Consiglio sottolinea pure che l’effetto di diffusione metastatico dell’acido palmitico è stato dimostrato solo con due tipi specifici di cellule tumorali. I risultati non andrebbero generalizzati per altri tipi di cancro. Soprattutto, lo studio non suggerisce che l’olio di palma causi il cancro, come citato in alcuni articoli apparsi sui media. La ricerca evidenzia solo l'impatto degli acidi sulla diffusione delle cellule cancerogene. Inoltre l'Eufic ci tiene ad evidenziare che la ricerca si colloca ancora al suo stadio iniziale. Ulteriori approfondimenti si rendono perciò necessari al fine di accertare l’impatto del consumo dell’olio di palma sulla diffusione delle metastasi nelle persone.

Ridurre i grassi saturi in generale

La Commissione europea ha ormai riconosciuto la connessione tra l'industria dell'olio di palma e la deforestazione, così come avviene per altri prodotti, quali il cacao e il caffè. Come ricorda il Wwf, l'olio di palma è una coltura molto produttiva, che offre una resa molto maggiore a un costo di produzione inferiore rispetto ad altri oli vegetali. La produzione globale e la domanda di olio di palma stanno aumentando rapidamente in Asia, Africa e America Latina. Questa espansione avviene però a spese delle foreste tropicali, che costituiscono un habitat critico per molte specie in via di estinzione e un ecosistema vitale per l'assorbimento delle emissioni di carbonio. Secondo l'organizzazione ambientalista risulta vitale garantire una produzione rispettosa dell'ambiente e delle persone che lavorano per l'estrazione di questo prezioso ingrediente.

Limitare l'uso di grassi

Dal punto di vista medico, l'Organizzazione mondiale della salute (Oms) raccomanda in generale di limitare il consumo di grassi. In un regime alimentare corretto dovrebbero essere inferiori al 30% del totale calorico. Inoltre, solo un massimo del 10% dovrebbe provenire dai grassi saturi, tipicamente presenti in carni, burro, formaggio e prodotti caseari, olio di palma e olio di cocco. Il consumo di grassi inoltre varia molto a seconda delle abitudini culinarie di ciascun Paese. Secondo le raccomandazioni della Commissione europea, in Italia le porzioni di condimento grasso dovrebbero limitarsi a 3-4 al giorno. I grassi insaturi dovrebbero essere usati preferibilmente crudi mentre i metodi di cottura dovrebbero evitare l'eccessivo riscaldamento o tempi troppo lunghi. Al di là del tipo di olio, l'esecutivo europeo ricorda di non esagerare con i cibi fritti.

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