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Domenica, 29 Maggio 2022
Smart&Green

"Forniamo ai maiali il massimo comfort e li alleviamo senza antibiotici né concimi chimici"

L'azienda Piggly alleva suini puntando tutto sul benessere animale e la sostenibilità ambientale. Fotovoltaico, biogas e ventilazione naturale le innovazioni integrate

Pascolano senza gabbie e i più piccini passeggiano sulla paglia. I maiali della Piggly sfuggono alle costrizioni degli allevamenti intensivi, dato che l'azienda propone un modello nuovo, più attento al benessere degli animali. Il punto di partenza è stata la scelta dell' “antibiotic-free”, eliminando i medicinali somministrati per combattere infezioni da batteri, cui spesso altri allevatori fanno ricorso sin dalla nascita. “Abbiamo innovato sia il processo che il prodotto. Per farlo abbiamo messo l'animale in primo piano”, afferma Sergio Visini, co-fondatore dell'azienda, nata in fase sperimentale nei primi anni 2000. “Ci siamo resi conto che il modo in cui gli animali vengono allevati e cresciuti interessa molto al cliente. Una sensibilità che prima non era così diffusa e che ci ha spinto verso questo tipo di produzione". L'azienda ha tradotto questi principi sia attraverso l'eliminazione di antibiotici e concimi chimici, sia con innovazioni tecnologiche specifiche, fino a quel momento mai utilizzate nel settore dell'allevamento dei suini, con impianti integrati di fotovoltaico, biogas e ventilazione naturale. Per questa ragione, nel 2021 hanno vinto il premio nazionale per l'innovazione di Confagricoltura.

Conoscere l'animale per gestirlo

La Piggly è installata in due aree. Nel 2009, i fondatori acquistano tra le colline del veronese un'antica scrofaia, dove oggi i maiali nascono e crescono il primo mese. Rinnovando questa struttura, collocata a 700 metri di quota, isolata in mezzo a pascoli e bosco, l'azienda ha cercato una situazione ideale del punto di vista sanitario. Successivamente i capi vengono trasferiti nel mantovano, a Pegognaga, dove vengono allevati in una struttura moderna e pensata apposta per loro. “Recuperando un rapporto corretto tra uomo e animale abbiamo creato un modello di allevamento con economia circolare, la cui efficacia ha sorpreso anche me”, ammette Visini. L'allevatore, in sostanza, deve conoscere i bisogni degli animali e sapere come si gestiscono. Questo trattamento, che mette i maiali al primo posto, dovrebbe garantire loro di stare bene, eliminando la necessità di ricorrere ai medicinali o a metodi invasivi. L'azienda evita di far mangiare i suini in modo automatizzato e riserva loro lo spazio necessario, circa il 20% in più rispetto agli standard minimi previsti dalla legge. Nel processo di allevamento intensivo, secondo il patron di Piggly, l'aspetto industriale ha preso il sopravvento. “Macchinari molto sofisticati finiscono con lo scollegare i lavoratori del settore dal bene primario dell'azienda, che è l'animale”, afferma, aggiungendo: “Non abbiamo rinunciato alla tecnologia ma volevamo servircene in modo mirato”.

Impianti sostenibili e ambienti confortevoli

E la tecnologia non manca. Le strutture per l'allevamento sono nuove, create con tetti monofalda, dotati di impianto fotovoltaico, con una caratteristica inclinazione a 35 gradi. Questa permette di sfruttare al massimo i pannelli solari, che immagazzinano la massima quantità di calore, abbinata ad una ventilazione naturale efficiente. Gli ambienti per i maiali non necessitano quindi di aria condizionata e cercano di ricreare alcuni elementi delle fattorie tradizionali. Dove ci sono i piccoli, ad esempio, viene utilizzata la paglia. L'altra novità sul piano ambientale è rappresentata da un impianto a biogas, dove confluiscono tutti i liquami, che vengono trasformati in energia elettrica e calore. Inoltre, una parte viene trasformata in digestato, un concime naturale riutilizzato sia nell'azienda che da altri agricoltori convenzionati. Per garantire la salute dei suini, sono stati inseriti dei sensori di tipo wireless che rilevano temperature, quantità di biossido di carbonio e di ammoniaca. “Questo controllo costante permette di verificare di volta in volta le reazioni degli animali a determinate condizioni e funge da sistema di prevenzione dei virus”, spiega ancora Visini. Il Centro ricerche produzioni animali (Crpa) di Reggio Emilia, in collaborazione con l'Università di Parma, ha realizzato un'indagine sull'impronta carbonica dell'allevamento nel mantovano. Valutando i dati di input sia del ciclo produttivo che dei terreni, il risultato dice che le emissioni sono state abbattute di circa l'80% e che l'azienda è prossima all'autosufficienza energetica.

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Il modello della "semplicità funzionale"

Visini ha combinato un percorso da perito agrario ad una laurea in economia e commercio, ma è cresciuto in cascina, visto che la sua famiglia alleva mucche da latte. Già in quel contesto matura l'idea di puntare al benessere animale, concependo l'idea della “stalla libera” e del campo aperto, con solamente delle recinzioni elettrificate intorno al perimetro. Al tempo stesso, capisce anche di non amare le tecnologie troppo complesse. “Credo nei macchinari semplici, che possano essere gestiti da tutti e che durano nel tempo”, confessa. E questa idea dà vita alla filosofia che impregna il percorso di Piggly: la “semplicità funzionale”. In parole povere, l'azienda punta ad innovazioni che sfruttano conoscenze già disponibili.

Circuito di eccellenza

Se il primo periodo è stato dedicato alla sperimentazione, per capire come gli animali reagivano a quel tipo di ambiente, la produzione ormai viaggia intorno ai 19mila suini l'anno, tutti già venduti. L'obiettivo è di aprire un nuovo impianto sempre nella zona di Mantova. L'aspetto del benessere animale ha infatti incrociato presto quello commerciale, nel momento in cui la Piggly ha incontrato un grosso marchio del circuito del prosciutto San Daniele. “Erano alla ricerca di realtà che potessero offrire prodotti di alta gamma per clienti molto esigenti”, spiega Visini, precisando che “così è nato un accordo con una catena di prodotti biologici degli Stati Uniti, da poco acquisita da uno dei colossi dell'economia mondiale della distribuzione di beni. In questo modo abbiamo stipulato un accordo commerciale ambizioso”. Secondo il cofondatore di Piggly, il valore aggiunto dato dalla qualità del prodotto può cambiare anche il ruolo dell'allevatore nella filiera agroalimentare. Nel loro caso, sentono di godere di un potere maggiore quando siedono al tavolo con produttori di prosciutto e aziende di trasformazione, così come quando si confrontano con i colossi della Grande distribuzione organizzata.

Ma cosa ha spinto la Piggly a scelte così radicali? “Il nostro modello era quello del vino. Volevamo realizzare un sito che fosse visitabile, con molto verde ed elementi architettonici funzionali, proprio come le cantine moderne”, analizza. Il cambio di passo, però, non riguardava solo le strutture, ma anche i principi di base ed il marketing. “Nel mondo vitivinicolo, c'è stata una svolta dopo lo scandalo dell'etanolo. Adesso tocca a noi del mondo dei salumi cambiare immagine e sostanza delle nostre produzioni” precisa Visini, che conclude “Dobbiamo aprirci al mondo esterno perché le persone hanno fame, non solo di prodotti ma anche di concetti autentici”.

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