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Giovedì, 18 Aprile 2024
Allevamenti e ambiente

"Le mucche non inquinano come le industrie": la rivolta degli allevatori contro Bruxelles

La Commissione europea ha proposto di equiparare le emissioni dell'agricoltura a quelle del settore industriale. Le organizzazione di settore vincono il primo round al Parlamento. Ma la strada è in salita

Niente limitazioni dell'Ue alle emissioni provenienti dalle stalle delle mucche. Si muovono compatte le aziende italiane della zootecnia e le principali organizzazioni agricole di riferimento per tutelare il reparto bovino, rivolgendo un appello agli europarlamentari dello Stivale. I deputati sono impegnati in questi giorni nella definizione dei dettagli riguardo la revisione della direttiva sulle emissioni industriali. Il progetto presentato dalla Commissione prevede di far rientrare un numero maggiore di aziende da reputarsi intensive e, per la prima volta, di includere la produzione di carne bovina. Per questo motivo in una lettera indirizzata agli eurodeputati l'Associazione di organizzazioni produttori bovini da carne e carne bovina (A.o.p. Italia Zootecnica) chiede espressamente di escludere questi allevamenti dalla normativa, a prescindere dal numero di capi di bestiame.

Metano diverso dall'anidride carbonica

A supporto si cita uno studio dell'Università di Sassari. "Il team di ricerca italiano infatti ha adoperato le nuove metriche per calcolare le emissioni proposte da un pool di fisici di Oxford che, per la prima volta, tengono conto della permanenza dei gas in atmosfera", scrivono gli allevatori. Le aziende sottolineano la "differenza sostanziale" con le emissioni industriali, visto che "il metano dopo 50 anni è praticamente sparito, mentre l’anidride carbonica resta in atmosfera per oltre mille anni". Da un confronto effettuato sulla base dei dati ufficiali pubblicati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) tra il 1990 e il 2020, sulle emissioni di metano di tutte le filiere zootecniche italiane emergerebbe "una significativa riduzione delle emissioni (35,5% dal 1990 al 2020 - Focus Ispra 2020), ma addirittura la negativizzazione dell’impronta ambientale".

Riassorbimento rapido

Sulla stessa linea si esprimono anche le organizzazioni agricole di riferimento. "A differenza delle emissioni industriali, il metano prodotto dagli allevamenti è riassorbito in tempi rapidi dalle piante e rientra nel ciclo vitale", scrivono in una nota Coldiretti e Filiera Italia, proseguendo: "Dopo circa dieci anni, il metano atmosferico (Ch4) è scomposto in acqua (H2o) e anidride carbonica (Co2): quest’ultima molecola verrà riassorbita proprio dalle piante, le stesse che diventeranno nutrimento per i bovini, per riattivare il ciclo". In questo consisterebbe la principale differenza con le emissioni derivanti dall’attività industriale, che "si accumulano in atmosfera e vi permangono anche per 1000 anni". Viene poi citata la nuova misurazione del Global Warming Potential, che sottolinea la breve durata della permanenza del metano in atmosfera.

Impatti sulla filiera

La Cia Agricoltori italiani evidenzia da parte sua il basso impatto delle emissioni legate al comparto zootecnico, pari al 14% secondo i dati dell'agenzia delle Nazioni Unite Fao. "Ancora meglio fa l’Italia, dove le emissioni di Co2 della zootecnia rappresentano il 5,2% del totale", scrive in una nota la confederazione. Tutte le organizzazioni richiedono quindi una revisione complessiva degli impatti del settore bovino al riscaldamento globale. In caso di inclusione del comparto nella direttiva, gli attori della fiera prevedono: un impatto negativo sulle zone rurali già sottoposte a spopolamento, una forte riduzione della produzione (tra il 10 e il 20% in meno) e, di conseguenza, un aumento delle importazioni di carne da Paesi extra-Ue con (presumibilmente) controlli inferiori sul benessere animale e sulla qualità.

Nelle scorse settimane il Consiglio dei ministri dell'Ambiente dell'Ue ha già apportato delle importanti modifiche alla proposta elaborata dai funzionari di Bruxelles, alzando le soglie minime per rientrare nella normativa. Hanno inoltre proposto di escludere gli allevamenti estensivi. La partitiva decisiva, però, si gioca adesso al Parlamento. Il primo round è andato a favore degli allevatori: la commissione Agricoltura ha votato a larga maggioranza un parere sulla proposta dell'esecutivo Ue in cui si boccia l'inclusione degli allevamenti nella direttiva sulle emissioni. Ma il voto più importante è quello degli eurodeputati della commissione Ambiente, che sembrano invece orientati ad appoggiare il testo di Bruxelles. 

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