Etichetta di origine a rischio, l’Ue: può essere impugnata a causa di un errore dell'Italia

Il provvedimento che serve a tutelare il Made in Italy contenuto nel decreto semplificazioni 2018 non sarebbe stato notificato in maniera regolare alle autorità comunitarie

Un errore di notifica alle istituzioni europee metterebbe a repentaglio l’applicazione delle etichette d’origine su tutti i prodotti alimentari commercializzati in Italia. È quanto rivela l’agenzia Ansa, che ha preso visione di una lettera, datata maggio 2019, nella quale la Direzione generale salute della Commissione europea contestava l’irregolarità alle autorità italiane. E quindi la possibilità d’impugnazione della norma pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso febbraio

Si tratta del decreto semplificazioni che ha consentito di estendere l’obbligo di indicazione d’origine delle materie a tutti i cibi confezionati. Dai salumi agli hamburger, dai succhi di frutta alle marmellate, sono tanti gli alimenti per i quali non era obbligatorio, prima del decreto, precisare l’origine dei prodotti.  L’estensione dell’obbligo di indicazione d’origine in etichetta era stato accolto tra gli applausi della Coldiretti, che aveva definito la nuova disposizione sulle confezioni “l’etichetta salva Made in Italy”. 

“È una grande vittoria per agricoltori e consumatori - affermava entusiasta il presidente della Coldiretti Ettore Prandini - per dare la possibilità di conoscere finalmente la provenienza della frutta impiegata in succhi, conserve o marmellate, dei legumi in scatola o della carne utilizzata per salami e prosciutti fin ad ora nascosta ai consumatori”. Prandini, all’indomani dell’approvazione della norma, si diceva inoltre convinto che l’obbligo di indicazione d’origine sarebbe servito a “difendere l’efficacia in sede europea dei decreti nazionali già adottati in via sperimentale in materia di etichettatura di origine di pasta, latte, riso e pomodoro”.

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