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Lunedì, 5 Dicembre 2022
L'analisi

Come Singapore è diventato il centro mondiale della “carne sintetica”

Nel Paese asiatico si sono riversate società specializzate in proteine vegetali. Presto potrebbe essere autorizzata anche nell'Ue, ma l'Italia si oppone

La lotta alla “carne sintetica”' è uno dei primi punti su cui si è soffermato il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida. Il termine ingloba in realtà diverse innovazioni tecnologiche, dalla “carne coltivata” in laboratorio alla fermentazione di proteine vegetali. Nell'Unione europea i processi di verifica e autorizzazione per la vendita commerciale non sono ancora conclusi, ma dove è già possibile mangiarla? Per un assaggio anticipato bisogna spostarsi in Asia, a Singapore di preciso, diventata in breve tempo un hub per le società centrate sulle ultime frontiere dell'alimentazione. Il quotidiano britannico The Guardian ha realizzato un'inchiesta per capire perché e come l'isola-Stato sia diventato un punto di riferimento delle alternative proteiche.

Hub internazionale

Nel 2020 Singapore è diventato il primo Paese al mondo ad approvare la vendita commerciale delle alternative proteiche alla carne. I cittadini asiatici hanno trovato nei supermercati “Bocconcini di pollo” e “petto di pollo” prodotti da Good Meat, una sussidiaria dell'azienda statunitense Eat Just. Da quel momento numerose società si sono riversate sull'isola per sviluppare e lanciare progetti di “carni” prive di animali. Tra queste figurano le aziende Beyond Meat e Impossible, seguite dalle startup Tindle e OmniFoods.

Fondi e agevolazioni

Secondo il think-tank Good Food Institute sono almeno 36 le aziende specializzate in proteine alternative che hanno una sede nella città-Stato. In pochissimo tempo sono riuscite a raccogliere collettivamente oltre 213 milioni di dollari in finanziamenti. In base alle analisi dell'istituto, insieme ad Israele, il governo di Singapore si è dimostrato il più esplicito nel manifestare il proprio consenso nei confronti di questo prodotto. Oltre ad approvarne la vendita, il governo si è impegnato a garantire fondi e infrastrutture per le imprese impegnate nella ricerca di alternative proteiche. Non a caso a fine ottobre proprio qui si sono incontrati i principali attori dell'industria mondiale per il vertice sull'innovazione agroalimentare dell'Asia-Pacifico. In questa sede, esperti e investitori hanno deciso di comune accordo di riferirsi a questi prodotti col termine “carne coltivata”, mettendo da parte l'aggettivo “sintetico” per evitare rimandi negativi connessi a questa parola.

Non solo soia

Il settore include la trasformazione di proteine derivanti da grano, soia, piselli e legumi, come pure da alghe, come la spirulina. In molti casi gli alimenti sono il frutto di fermentazione di precisione, in cui gli organismi unicellulari come i lieviti vengono utilizzati per produrre una specifica proteina. In molti casi figurano come elementi chiave gli zuccheri, gas e azoto. L'ultima frontiera ad essere approvata è quella della soleina, una proteina coltivata "dal nulla", come sponsorizza la società finlandese Solar Foods di cui ci eravamo già interessati su AgriFood Today. Si tratta di un prodotto ricavato da microbi che vengono alimentati con gas (anidride carbonica, idrogeno e ossigeno) e sostanze nutritive. Da questi incroci potrebbero prendere vita carni vegetali, pane e creme.

Vulnerabilità agricola

Sui 700 chilometri quadrati di superficie, nota la giornalista del Guardian Donna Lu, meno dell'1% dell'area è costituita da terreni agricoli. La dipendenza agroalimentare è pressoché totale: viene importato oltre il 90% del cibo. Per questo motivo Singapore è molto vulnerabile alla carenza di cibo e all'inflazione dei prezzi. "In tempo di pace, importiamo cibo da più di 170 Paesi", ha dichiarato al Guardian il professor William Chen, direttore del programma di scienza e tecnologia alimentare presso la Nanyang Technological University.

Strategia mista

Sin dal 2014, il governo si è impegnato per garantire la sicurezza alimentare, basandosi su una strategia “30 per 30” con l'obiettivo di produrre il 30% del proprio fabbisogno nutrizionale a livello locale e sostenibile entro il 2030. Frutta, verdura e uova, sono gli alimenti su cui si è concentrato il Paese. Al tempo stesso ha investito in proteine ??alternative in previsione di una domanda futura sempre maggiore, a causa di una crescente urbanizzazione e ricchezza, come previsto dalle Nazioni Unite sia in Asia che in Africa.

Scarsa opposizione

Queste “carni a base vegetale” sono già ampiamente disponibili, ma i prezzi restano superiori rispetto ai derivati animali. A facilitare le autorizzazioni e la diffusione di questi prodotti, propagandati come alternative ecosostenibili, ha influito l'assenza di un comparto di agricoltori/allevatori agguerriti, essendo troppo esiguo il loro numero sull'isola. "Se sviluppi carne a base vegetale o coltivata [in luoghi come gli Stati Uniti o il Brasile], sei destinato ad affrontare resistenza", ha affermato il professor Chen, precisando: "A Singapore, non abbiamo questo problema".

Tecnologia avanzata

Altro vantaggio è derivato dal fatto che Singapore fosse già un hub tecnologico. Oltre trent'anni fa il giornalista Tiziano Terzani aveva identificato l'isola come uno dei principali presidi tecnologici a livello mondiale. Se all'epoca di “Un indovino mi disse” le aziende erano incentrate sullo sviluppo di computer e dispositivi audio, l'avanguardia si è estesa nel tempo ad altri settori. “La carne coltivata è un'altra forma di ingegneria dei tessuti. La fermentazione di precisione è un'altra industria biologica", ha evidenziato Chen. Nel frattempo molti ambientalisti e vegetariani/vegani si interrogano se sia effettivamente questa la strada migliore per diminuire l'impatto degli allevamenti, sia sull'ambiente che sugli animali.

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