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Venerdì, 20 Maggio 2022
Salute

Chi mangia più frutta e verdura in Europa?

La classifica della Fao sul consumo pro capite di vegetali premia i Balcani, mentre l'Italia è a metà classifica e si ferma a una media di 125 chili. I peggiori sono gli olandesi

Dovremmo essere i paladini della dieta mediterranea, ma rischiamo di essere dei cattivi maestri per quanto riguarda il consumo di frutta e verdura. Uno studio delle Nazioni Unite sulle quantità di vegetali mangiati a livello europeo piazza gli italiani a metà classifica, con una media di “appena” 125 chili pro capite all'anno, in compagnia di Spagna e Portogallo. Un risultato che non ci condanna, ma neppure ci premia e stupisce, considerate le battaglie politiche di questi mesi, che tentano di difendere con ogni mezzo il consumo di carne, salumi, formaggi e vino. Eccellenze certo, ma che non hanno gli stessi benefici di quelli che dovrebbero essere i cardini del regime alimentare mediterraneo, come melanzane, zucchine, asparagi, insieme con mele, pere e fragole. Solo per citare alcune delle numerose varietà prodotte nel nostro Paese. 

Secondo numerose ricerche frutta e verdura dovrebbero essere presenti quotidianamente nella nostra “playlist” alimentare, comparendo tra le quattro e le cinque volte al giorno. In sostanza, in ogni nostro pasto, che sia un piatto principale o uno snack, questi due elementi non dovrebbero mai mancare, perché forniscono i nutrienti essenziali per far funzionare al meglio il nostro corpo. Il loro consumo quotidiano, oltre a tenerci in forma, aiuta nella prevenzione delle malattie, grazie a rifornimenti di vitamine, sali minerali, zuccheri e proteine. Gli esperti raccomandano di mangiare circa 800 grammi di frutta e verdura al giorno per ridurre il rischio di infarto del 20%, mentre un totale di sette tra ortaggi e frutta al giorno ridurrebbero il rischio di sviluppare malattie cardiache del 31%. Il regolare consumo di carotenoidi, contenuti in particolare nelle carote e nei pompelmi, ridurrebbe notevolmente l'incidenza dei tumori della bocca, della faringe, della laringe e dei polmoni. I cittadini europei sembrano averne capito l'importanza, incrementando la quantità di verdure nei loro pasti, e riducendo al contempo il consumo di carne, pur senza rinunciare in gran parte dei casi ad un'alimentazione onnivora.

Podio balcanico

In cima alla lista stilata dalla Food and Agricolture Organization (Fao) troviamo la Croazia, che vanta un consumo pro capite di 302 chili di verdura all'anno. La medaglia d'argento spetta all'Albania, con una media di 298 kg, seguita dalla Macedonia del Nord (269 kg di verdura). Un podio tutto balcanico, con due Paesi su tre affacciati sull'Adriatico. L'Italia, come accennato, si posiziona a metà classifica, nonostante un'abbondante produzione di vegetali e una varietà che dovrebbe far invidia a molti nostri vicini. Peggio di noi fa la Francia, che sfiora i 100 chili l'anno. Vanno maluccio Cipro, Repubblica Ceca, Finlandia, Islanda, Moldavia, Norvegia, Slovacchia e Svezia, tutti Paesi che pure non varcano la soglia dei 100 kg pro capite. In fondo alla classifica troviamo Norvegia (71 kg) e Slovacchia (64) ma è l'Olanda a fare peggio di tutti, con appena 58 chili pro capite. Una performance inadeguata per il Paese che pretende di “nutrire” il mondo, ma che spicca solo nella produzione di latticini e carne. Nel 2021, che è stato l'anno delle Nazioni Unite dedicato a frutta e verdura, uno studio ha chiarito la necessità di potenziare i mercati locali, che agevolano i piccoli produttori nella distribuzione, dato che frutta e verdura sono particolarmente deperibili. Un mercato locale forte riduce anche i rischi che colpiscono le grandi catene di produzione/distribuzione, più esposti alle conseguenze di disastri naturali o a fenomeni come le guerre, come ci stanno dimostrando le ripercussione a livello globale del conflitto in Ucraina.

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