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Domenica, 29 Maggio 2022
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La peste suina fa sempre più paura all'Europa. E l'allarme Brucellosi in Italia

La newsletter con le notizie e gli approfondimenti dei giornalisti di AgriFoodToday. Dai campi ai tavoli dell'Unione europea

Attualità

PESTE SUINA, EURODEPUTATI TEMONO UN CROLLO DELLE ESPORTAZIONI DEI PROSCIUTTI ITALIANI - L'arrivo della peste suina in Italia, con diversi casi rilevati tra Piemonte e Liguria, ha destato preoccupazioni anche tra i deputati europei. Da Strasburgo temono un crollo delle esportazioni dei prosciutti e di altri insaccati, tra i prodotti più venduti del made in Italy non solo in Europa, ma anche negli Stati terzi. "Lo scoppio della peste suina africana in Italia all'inizio di questo mese è una notizia molto negativa”, ha dichiarato Norbert Lins, presidente della commissione Agricoltura, sottolineando che “la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente se l'esportazione dei prodotti suini italiani, in particolare dei prosciutti stagionati sui mercati dei Paesi terzi, dovesse crollare". La produzione di carne suina sta soffrendo alcuni scossoni. Di questi, alcuni sono comuni a tutto il settore dell'allevamento, come il costo crescente dei fattori produttivi, in particolare dei mangimi, dell'elettricità e dei servizi veterinari. Altri invece sono caratteristici del mondo del maiale, come il calo della domanda da parte dei cinesi, che hanno deciso di soddisfare il forte consumo interno importando da altre regioni anziché dall'Ue, nonché l'impatto negativo della peste suina africana sull'esportazione. Tutti questi fattori hanno compresso i margini di profitto a livelli reputati “criticamente bassi”. Secondo i deputati europei, il risultato di questi effetti è una “maggiore pressione sul mercato interno che rischia di mettere a dura prova la resistenza del settore”. Per questi motivi hanno indirizzato alla Commissione una lettera chiedendole di intervenire. Per saperne di più

Ambiente

SENZA PREDATORI NEL MEDITERRANEO AUMENTANO LE MEDUSE. E STANNO STERMINANDO ACCIUGHE E SARDINE - Non solo pesca eccessiva e microplastiche. Adesso sardine e acciughe, due delle specie più diffuse nel Mediterraneo, devono fare i conti anche con le meduse. Secondo uno studio dell'Istituto spagnolo di oceanografia (Ieo), pubblicato sulla rivista Estuarine, Coastal and Shelf Science, due delle specie più diffuse di pesce azzurro hanno visto ridurre la propria popolazione del 45%, anche a causa dell'aumento della presenza di meduse, facilitato a sua volta dal cambiamento climatico. A Malaga il ricercatore José Carlos Baéz ha notato la costa popolata da meduse arenate, segno dell'incremento della loro popolazione determinato dall'aumento delle temperature, ma non solo. "La pesca eccessiva dei suoi predatori, come il tonno e il pesce spada, ha favorito il suo sviluppo", afferma Baéz in un'intervista a El Paìs. Questo fenomeno di moltiplicazione, già verificatosi nell'Oceano Indiano, si sta ripetendo nel Mediterraneo grazie a due motivi principali. Il primo è che questi organismi si sviluppano in enormi sciami in prossimità di canyon sottomarini, che sono anche il luogo dove le acciughe depongono le uova, per cui le meduse ne approfittano per ingerirle. La seconda ragione è che le meduse si nutrono anche di plancton, quindi la loro maggiore presenza rende più difficile l'alimentazione di sardine e acciughe. Ritrovandosi malnutrite, le condizioni fisiche del pesce azzurro peggiorano. I dati dello studio mostrano che hanno causato una diminuzione del 45% dell'abbondanza di sardine, le cui catture sono diminuite del 10%. Nel caso delle acciughe, diminuite del 42%, le tonnellate pescate si sono ridotte del 63%. Per saperne di più

Salute

IN DIECI ANNI ABBATTUTE OLTRE 140 MILA BUFALE CON LA BRUCELLOSI, GLI ALLEVATORI: "VACCINIAMOLE" - Trattori in piazza e sciopero della fame. Questi gli ultimi strumenti di protesta adottati dagli allevatori casertani contro l'abbattimento delle bufale a causa di (presunta) brucellosi o tubercolosi. Una trentina di mezzi si sono ritrovati domenica di fronte agli uffici delle Asl di Caserta, a sostegno di due allevatori, che una decina di giorni fa hanno iniziato lo sciopero della fame. Tra le richieste anche quella di iniziare una campagna di vaccinazione degli animali. La battaglia va avanti da mesi. Al centro delle polemiche, la convinzione degli allevatori che gli abbattimenti di bufale non siano determinate per proteggere dalla brucellosi bufalina ma siano dettati dagli interessi dell'industria della macellazione, in particolare quelli dell'azienda Cremonini. gli animali destinati all'abbattimento vengono spediti dalla provincia di Caserta a quella di Avellino, dove si trova l'impianto del gigante della trasformazione della carne. La brucellosi bufalina è una malattia presente in tutto il mondo, ma prevalentemente in alcune zone, tra cui il Mediterraneo. È obbligatorio denunciare i casi negli allevamenti per tutelare la salute pubblica, dato che il virus è trasmissibile anche agli esseri umani che entrano in contatto con gli animali, o per via alimentare ingerendo latte non pastorizzato e formaggi freschi delle bufale infette. Negli ultimi anni, la Regione campania ha ordinato l'abbattimento di centinaia di migliaia di capi, considerandola una vera e propria epidemia. Sulla reale diffusione della malattia gli allevatori sollevano da tempo dubbi, reputando numerosi abbattimenti erronei. Per eradicare ogni sospetto, alcuni chiedono la vaccinazione, per evitare che la produzione di mozzarella, vanto del territorio, inizi a soffrire o ad importare latte proveniente da altri territori. Per saperne di più

Filiera

IN FRANCIA RISTORANTI E MENSE DOVRANNO INDICARE SUI MENÙ L'ORIGINE DELLA CARNE - Che sia di pecora, maiale o pollo, i ristoratori francesi dal primo marzo saranno tenuti ad indicare nei loro menù la provenienza della carne. L'obbligo, che dopo l'esplosione del caso “mucca pazza”  era già in vigore da circa vent'anni per il manzo, sarà riservato stavolta alle altre tipologie di carni crude, acquistate dalla ristorazione commerciale e collettiva, incluse trattorie, ospedali, mense scolastiche o aziendali. Gli addetti del settore ritengono che questa trasparenza sia essenziale per ridurre il volume della carne importata. A differenza dei supermercati, dove l'origine francese è già abbastanza diffusa diffusa, il 60% del pollame consumato nei ristoranti proviene da Paesi con costi da due a tre volte inferiori, come Brasile o Ucraina. "E questo tasso sale a più dell'80% per i prodotti trasformati", spiega Yann Nédélec, presidente dell'Anvol. L'obbligo desta invece preoccupazione nelle cucine dei ristoratori, convinti che questa norma farà salire, ad esempio, il prezzo del pollo fritto. Secondo alcuni comparti della ristorazione, come le mense scolastiche o le catene dei fast-food, i margini di guadagno sono troppo ridotti per potersi permettere di investire sui prodotti locali. "Nei Paesi sudamericani usano ancora antibiotici per la crescita, quindi il contributo nutrizionale è diverso e riguarda direttamente il consumatore", ha spiegato il ministro dell'agricoltura Julien Denormandie, sottolineando che “questa 'lotta per la qualità' è sia economica che gastronomica". Nel dettaglio, dovranno essere indicati nei menù il Paese di allevamento e quello di macellazione, sia che si tratti di carne fresca, refrigerata o congelata. Dopo essere stata concordata tramite una negoziazione con la Commissione europea, la nuova norma sarà applicabile per 2 anni, fino al 29 febbraio 2024. Per saperne di più

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